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Calabria, ordinanza sul caldo: stop al lavoro nei luoghi chiusi

Calabria, ordinanza sul caldo: stop al lavoro nei luoghi chiusi

In Calabria il caldo non concede tregua neppure di notte, con minime comprese tra i 25 e i 27 gradi in gran parte della regione, una situazione che non rappresenta più soltanto un disagio ma anche un serio rischio per chi lavora. Secondo un rapporto realizzato da Greenpeace e CGIL, nella sola provincia di Catanzaro sono oltre 5.000 i lavoratori esposti ogni giorno a condizioni di rischio elevato, un numero che nei periodi più estremi supera quota 8.000. I settori maggiormente coinvolti sono l'edilizia, l'agricoltura, i trasporti, la logistica e la manutenzione del verde, ma il pericolo riguarda anche chi opera in magazzini, capannoni e ambienti chiusi privi di ventilazione. Per questo l'ordinanza della Regione Calabria che vieta il lavoro dalle 12.30 alle 16 è stata estesa anche ai luoghi confinati senza adeguati sistemi di raffrescamento. Una possibile svolta è attesa da mercoledì 22 luglio, quando l'arrivo di aria più fresca potrebbe provocare un calo delle temperature anche superiore ai 12 gradi, anche se al momento si tratta ancora di una tendenza da confermare.

In Calabria l'ondata di calore che sta interessando la regione non concede tregua neppure durante le ore notturne. Le minime restano comprese tra i 25 e i 27 gradi in gran parte del territorio, un dato che rende le notti afose quasi quanto le giornate e che non consente all'organismo di recuperare dalle temperature elevate accumulate durante il giorno. Una situazione che, con il passare dei giorni, non rappresenta più soltanto un disagio diffuso tra la popolazione, ma si sta trasformando in un vero e proprio rischio per la salute, in particolare per chi è costretto a lavorare all'aperto o in ambienti poco ventilati.

A dare la misura del fenomeno è un rapporto realizzato da Greenpeace e CGIL, che ha analizzato l'esposizione dei lavoratori alle alte temperature. Secondo i dati diffusi, nella sola provincia di Catanzaro sono oltre 5.000 i lavoratori esposti ogni giorno a condizioni di rischio elevato a causa del caldo. Si tratta di una cifra già di per sé significativa, che fotografa quanto il clima estivo incida in modo diretto sulle condizioni di lavoro e sulla sicurezza di migliaia di persone impegnate ogni giorno nelle attività produttive del territorio.

Il quadro diventa ancora più critico nei momenti di picco. Sempre secondo il rapporto, nei periodi più estremi il numero dei lavoratori esposti a un rischio elevato supera quota 8.000 nella provincia di Catanzaro. L'aumento riflette il fatto che, con l'intensificarsi delle ondate di calore, cresce anche la platea di chi si trova a operare in condizioni potenzialmente pericolose, in un contesto in cui le temperature restano alte per molte ore consecutive e in cui il recupero notturno risulta ridotto dalle minime elevate.

I settori maggiormente coinvolti sono quelli che tradizionalmente prevedono un'attività fisica intensa e una prolungata esposizione all'esterno. Tra questi figurano l'edilizia, l'agricoltura, i trasporti, la logistica e la manutenzione del verde, comparti in cui il lavoro all'aperto è la norma. Il pericolo, però, non riguarda soltanto chi opera sotto il sole diretto: il rapporto sottolinea che il rischio interessa anche chi lavora all'interno di magazzini, capannoni e ambienti chiusi privi di ventilazione, dove il calore può accumularsi e rendere le condizioni altrettanto gravose.

Proprio per tenere conto di questa dimensione meno visibile del problema, l'ordinanza della Regione Calabria che vieta il lavoro nella fascia oraria compresa tra le 12.30 e le 16 è stata estesa anche ai luoghi confinati privi di adeguati sistemi di raffrescamento. In questo modo la misura non si limita a proteggere chi lavora all'aperto durante le ore più calde della giornata, ma include anche gli spazi interni dove la mancanza di ventilazione e di impianti di raffreddamento può generare condizioni di rischio paragonabili a quelle esterne.

L'obiettivo del provvedimento è quello di ridurre l'esposizione dei lavoratori nelle ore in cui le temperature raggiungono i valori più alti, spostando o sospendendo le attività nella parte centrale della giornata. La scelta di ampliare il raggio d'azione dell'ordinanza ai luoghi confinati risponde alle evidenze raccolte sul territorio, secondo cui il caldo non risparmia gli ambienti chiusi e mal ventilati, spesso sottovalutati rispetto ai cantieri e ai campi ma altrettanto insidiosi per chi vi trascorre l'intera giornata lavorativa.

Uno spiraglio potrebbe arrivare a metà della prossima settimana. Una possibile svolta è infatti attesa da mercoledì 22 luglio, quando l'arrivo di aria più fresca potrebbe provocare un calo delle temperature anche superiore ai 12 gradi rispetto ai valori attuali. Al momento, però, si tratta ancora di una tendenza da confermare, e fino ad allora la Calabria dovrà continuare a fare i conti con un caldo persistente, di giorno e di notte, e con le misure adottate per tutelare la salute di chi lavora nelle condizioni più esposte.

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