I numeri dell'allerta siccità lungo il fiume Po sono impressionanti e restituiscono la fotografia di una crisi idrica che si sta aggravando di settimana in settimana. Il grande fiume, arteria naturale della pianura padana, si sta progressivamente prosciugando, e i dati raccolti lungo il suo corso raccontano una situazione che desta forte preoccupazione tra istituzioni, agricoltori e allevatori del Nord Italia, alle prese con un'estate segnata dalla scarsità d'acqua.
A misurare la gravità del fenomeno sono i livelli idrometrici registrati lungo l'asta del fiume. Al Ponte della Becca il livello tocca i meno 3-4 metri, mentre più a valle la situazione peggiora ulteriormente, con il dato che sprofonda fino ai meno 8 metri registrati a Cremona. Si tratta di valori che testimoniano quanta acqua manchi rispetto alle condizioni normali e che rendono sempre più difficile il ricorso al fiume come fonte per l'irrigazione.
La portata ridotta del Po, però, non rappresenta soltanto un'emergenza ambientale. Come sottolineano gli osservatori, si tratta di una minaccia diretta alla tavola degli italiani. Il fiume attraversa infatti uno dei territori più produttivi del Paese, e la mancanza d'acqua rischia di ripercuotersi in modo pesante sull'intera filiera agroalimentare che da quelle terre trae origine e sostentamento.
Il peso economico dell'area è enorme. In questo bacino nasce quasi un terzo del made in Italy agroalimentare e si concentra circa la metà dell'allevamento nazionale. Numeri che spiegano perché la crisi del Po venga seguita con tanta attenzione: ciò che accade lungo il fiume non riguarda soltanto l'ambiente, ma tocca da vicino una parte rilevante dell'economia agricola e produttiva italiana.
Tra i prodotti più esposti figurano alcuni simboli assoluti della tradizione italiana. Tesori come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano rischiano oggi di restare senza acqua, in una catena che parte dai campi e dagli allevamenti e arriva fino alle eccellenze casearie riconosciute in tutto il mondo. La siccità, dunque, non colpisce solo le colture, ma mette in tensione un intero sistema di qualità legato al territorio.
La situazione più critica si vive nel Cremonese, dove pescare acqua dal Po per irrigare i campi è diventato quasi impossibile. Con il pomodoro e il mais già in forte sofferenza, molte aziende agricole sono state costrette ad anticipare le bagnature di diverse settimane, nel tentativo di salvare il salvabile e di garantire alle colture almeno una parte dell'acqua di cui avrebbero bisogno in questa fase della stagione.
A pesare non sono soltanto le rese a rischio, ma anche i costi. Anticipare e intensificare le irrigazioni significa infatti affrontare spese pesantissime, a partire da quelle per il gasolio necessario a far funzionare gli impianti. Un salasso che si aggiunge alle difficoltà già create dalla siccità e che rischia di mettere in ginocchio molte imprese agricole, chiamate a fare i conti con un'estate sempre più asciutta e con un fiume che fatica a dare loro l'acqua di un tempo.
