Il nuovo rapporto nazionale dell'OCSE dedicato al mercato del lavoro fotografa anche la situazione dell'Italia, mettendo in evidenza un quadro con luci e ombre. Da un lato emerge indubbiamente un elemento di resilienza del mercato del lavoro italiano, dall'altro restano criticita strutturali che il documento non manca di sottolineare con numeri precisi.
Il primo dato che salta all'occhio riguarda il tasso di occupazione, che in Italia ha toccato un livello record del 62,8 per cento. Si tratta di un risultato importante in termini assoluti, ma che va letto con attenzione, perche resta comunque ben 9,3 punti percentuali al di sotto della media dei Paesi OCSE, che si attesta al 72,1 per cento.
Anche sul fronte della disoccupazione il rapporto segnala un miglioramento per l'Italia, con il tasso che e sceso attorno al 5 per cento. In questo caso il Paese si trova sostanzialmente allineato al dato medio dei Paesi OCSE, pari al 4,9 per cento, un valore di poco inferiore rispetto al risultato italiano.
Il punto piu critico riguarda pero il potere d'acquisto delle retribuzioni, che questi dati occupazionali non riescono a sostenere. Secondo il rapporto, confrontando il primo trimestre di quest'anno con lo stesso periodo del 2021, il potere d'acquisto delle retribuzioni italiane ha perso 6,1 punti percentuali.
La prospettiva, inoltre, non appare in miglioramento nel breve periodo. La previsione che l'OCSE formula per il 2026 e infatti quella di un'ulteriore perdita dello 0,9 per cento. Mentre per molti Stati membri si prevede una ripresa del potere d'acquisto, per l'Italia lo scenario tracciato resta quello di un ulteriore arretramento.
A pagare il prezzo piu alto sono soprattutto i giovani, indicati insieme alle donne come la parte piu debole del mercato del lavoro. Per quanto riguarda l'occupazione nella fascia tra i 20 e i 24 anni, l'Italia si colloca quasi in fondo alla classifica: peggio del nostro Paese fa soltanto la Grecia.
A pesare sul quadro generale c'e anche il calo della produttivita, un dato che parte da lontano e che incide sulla condizione complessiva. Tutto questo, avverte il rapporto, penalizza il potere d'acquisto delle famiglie e dei lavoratori, incide sulla competitivita del Paese e alimenta il rischio di una migrazione dei giovani talenti verso l'estero.
