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All'Unical una ricerca contro il melanoma con nanogel e ultrasuoni

All'Unical una ricerca contro il melanoma con nanogel e ultrasuoni

All'Università della Calabria un gruppo di ricerca sta sviluppando una terapia contro il melanoma basata su un nanogel veicolato con gli ultrasuoni. La sperimentazione in vitro ha dato risultati definiti straordinari e ora il lavoro punta a passare ai tessuti.

Nei laboratori dell'Università della Calabria, fino ai cubi del Ponte Pietro Bucci, prende forma una ricerca che punta a colpire il melanoma con un approccio del tutto nuovo. Nel Dipartimento di Ingegneria Informatica, Modellistica, Elettronica e Sistemistica dell'ateneo calabrese opera la professoressa Sandra Costanzo, docente ordinaria di campi elettromagnetici. È lei a lavorare sul processo di diffusione di un nanogel, insieme alla sperimentazione in vitro condotta tramite gli ultrasuoni. Un filone che intreccia ingegneria, fisica del segnale e medicina.

La docente racconta di essere entrata in gioco dopo essere stata contattata dai colleghi che avevano maturato l'idea di partenza. Il suo contributo riguarda essenzialmente la tipologia di nanoparticelle utilizzata all'interno del gel, con l'obiettivo di partecipare in maniera fattiva alla concretizzazione della fase sperimentale. Il lavoro nasce quindi dall'incrocio di competenze diverse all'interno dello stesso ateneo.

La fase di sperimentazione in vitro ha già restituito esiti che tutti, compresa la stessa Costanzo, definiscono straordinari. Si tratta di un primo passaggio incoraggiante, ma per trasformare l'intuizione in una possibile applicazione concreta resta ancora molta strada da percorrere. Il passo successivo è infatti il più delicato dell'intero percorso.

Adesso bisogna infatti passare ai tessuti su una zona estesa, una fase che richiede una progettazione molto accurata. Il punto chiave è la capacità di ottimizzare al meglio la frequenza operativa degli ultrasuoni e l'intensità, cioè i livelli di ampiezza da utilizzare. In pratica si entra nel merito della fisica del segnale, che deve aiutare le nanoparticelle veicolandole esattamente sul tumore ed evitando tutte le altre cellule sane.

L'obiettivo dichiarato del lavoro è quello di ottimizzare l'intero setup sperimentale per validare l'idea dei colleghi. Allo stesso tempo i ricercatori puntano a ridurre quanto più possibile il tempo di applicazione e a limitare al minimo i danni che possono essere causati dall'utilizzo degli ultrasuoni. Si cerca insomma un equilibrio tra efficacia contro il tumore e sicurezza per il paziente.

La vicenda mostra come la ricerca scientifica continui a portare avanti progetti ambiziosi anche lontano dai grandi centri. Il merito è del lavoro quotidiano dei docenti dell'Unical, che mandano avanti questi studi nei cubi dell'ateneo. Se i risultati ottenuti in vitro troveranno conferma nelle fasi successive, la strada aperta in Calabria potrebbe rappresentare un tassello in più nella lunga e difficile lotta contro il melanoma.

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