In Calabria è in corso un'inchiesta che riguarda l'affidamento dei ruoli apicali nelle unità operative complesse di un'azienda ospedaliera. Al centro della vicenda c'è una convenzione sottoscritta tra l'azienda ospedaliera, il Dipartimento Salute della Regione e l'Università della Calabria, che ha attivato il corso di laurea in medicina nell'ateneo di Arcavacata.
Secondo quanto sostenuto in una denuncia, questa procedura avrebbe prodotto la nomina di alcuni primari eludendo l'impianto normativo che disciplina l'accesso alla dirigenza medica. Tale impianto prevede, di norma, l'espletamento di un concorso pubblico, passaggio che secondo i firmatari dell'esposto non sarebbe stato rispettato.
Nell'ambito degli accertamenti, militari della Guardia di Finanza si sono presentati presso la sede della direzione generale, dove sono stati acquisiti numerosi documenti. Tra questi figurano anche atti relativi alle strumentazioni diagnostiche e alle apparecchiature in uso all'ospedale, acquistate dall'Università della Calabria.
L'acquisizione documentale rappresenta un passaggio tipico di questo tipo di indagini, finalizzato a ricostruire le procedure seguite e a verificare la regolarità degli affidamenti contestati. Saranno gli sviluppi successivi a chiarire se le contestazioni troveranno o meno riscontro.
Sul caso è intervenuto il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che ha scelto di non drammatizzare la vicenda, invitando a guardare ai risultati raggiunti. A suo dire, queste contestazioni vengono mosse attraverso esposti alla procura, una circostanza di cui si è detto in parte dispiaciuto.
La vicenda si inserisce in un contesto, quello della sanità calabrese, da tempo segnato da criticità e difficoltà nel garantire cure tempestive ed efficienti. L'inchiesta sulle nomine dei primari aggiunge un ulteriore tassello a un quadro complesso, in cui il tema della trasparenza nell'accesso ai ruoli dirigenziali resta centrale.
