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Canicattì, sequestrate sedici autobotti e due pozzi per acqua contaminata

Canicattì, sequestrate sedici autobotti e due pozzi per acqua contaminata

Nell'agrigentino polizia e carabinieri hanno eseguito un'ordinanza di sequestro per sedici autobotti e due pozzi abusivi nell'ambito di un'operazione contro la distribuzione illegale di acqua contaminata. Sono ventidue gli indagati dalla procura di Agrigento, mentre le analisi sanitarie hanno confermato la presenza di batteri nelle cisterne.

A Canicattì, nell'agrigentino, è stata condotta un'operazione contro la distribuzione illegale di acqua contaminata. Secondo quanto riferito da LaC News24, polizia e carabinieri hanno eseguito un'ordinanza di sequestro che ha riguardato sedici autobotti e due pozzi abusivi.

Sono ventidue le persone indagate dalla procura di Agrigento. Le ipotesi di reato contestate sono quelle di commercio di sostanze alimentari nocive e frode nell'esercizio del commercio.

L'indagine ha svelato un sistema sistematico di approvvigionamento idrico a domicilio e in attività commerciali prive di autorizzazioni. In questo modo l'acqua veniva fornita aggirando i controlli e le necessarie autorizzazioni.

Le analisi effettuate dall'azienda sanitaria provinciale hanno confermato la presenza, nelle cisterne delle autobotti, di batteri e microrganismi potenzialmente pericolosi per la salute umana. È questo l'aspetto che desta maggiore preoccupazione nell'inchiesta.

Secondo la ricostruzione, l'acqua veniva prelevata quotidianamente da due pozzi clandestini nel territorio di Canicattì. Si tratta di pozzi privi di censimento e delle necessarie garanzie igienico-sanitarie.

Una volta prelevata, l'acqua veniva poi trasportata in abitazioni e in attività artigianali e commerciali. La distribuzione avveniva dunque su un'ampia rete di utenze, sia private sia legate al commercio.

Con il sequestro di sedici autobotti e dei due pozzi abusivi, le autorità hanno interrotto questo sistema di rifornimento idrico illegale. L'inchiesta della procura di Agrigento prosegue per ricostruire nel dettaglio la rete e le responsabilità dei ventidue indagati.

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