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Sgominata la banda della marmotta nel Giarrese, tre arresti

Sgominata la banda della marmotta nel Giarrese, tre arresti

I carabinieri hanno sgominato la cosiddetta banda della marmotta, ritenuta responsabile di una lunga serie di assalti a suon di esplosivi artigianali nel Giarrese. Tre persone sono finite in manette al termine di accurate indagini condotte dai carabinieri di Giarre. Secondo l'accusa il gruppo avrebbe preso di mira uffici postali, bancomat, distributori automatici e cambiamonete tra febbraio e aprile 2026, seminando una scia di ordigni tra Calatabiano, Giarre, Riposto e Sant'Alfio. A volto travisato, con scaldacollo e cappucci, i tre avrebbero piazzato ordigni rudimentali simili a candelotti all'interno dei dispensari di banconote e monete per farli deflagrare e portare via il denaro. Ai tre viene contestata anche la ricettazione dell'autovettura usata per gli spostamenti. L'ultimo colpo è stato sventato dall'arrivo tempestivo dei carabinieri della compagnia di Acireale.

I carabinieri hanno sgominato la cosiddetta banda della marmotta, il gruppo ritenuto responsabile di una serie di assalti messi a segno a suon di esplosivi artigianali nel Giarrese. Al termine di accurate indagini, i militari della compagnia di Giarre hanno portato a termine l'operazione con l'arresto di tre persone, ritenute gli autori dei colpi ai danni di sportelli e distributori automatici della zona jonico-etnea.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, i tre indagati si sarebbero resi responsabili di diversi assalti condotti con lo stesso metodo, in un arco temporale compreso tra febbraio e aprile 2026. Una lunga scia di esplosivi, disseminata tra colpi andati a segno e incursioni finite a vuoto, lega le sorti dei tre sospettati e ha permesso agli inquirenti di ricostruire il quadro complessivo delle loro attività.

Le azioni contestate si sono concentrate in diversi comuni del comprensorio, con episodi documentati tra Calatabiano, Giarre, Riposto e Sant'Alfio. A fare da filo conduttore tra tutti gli assalti è un medesimo modus operandi, che ha consentito ai carabinieri di collegare i vari colpi e di attribuirli allo stesso gruppo, ipotizzando una regia unica dietro l'intera serie di incursioni.

Stando all'impianto accusatorio, i componenti della banda agivano a volto travisato, coprendosi con scaldacollo e cappucci per non essere riconosciuti. Una volta raggiunto l'obiettivo, avrebbero piazzato ordigni esplosivi rudimentali, simili a candelotti, all'interno dei dispensari di banconote e monete, facendoli poi deflagrare per aprirsi un varco e impossessarsi del denaro custodito all'interno.

Nel mirino del gruppo sarebbero finiti soprattutto uffici postali, bancomat, distributori automatici e cambiamonete, bersagli scelti perché contenenti contante facilmente asportabile dopo l'esplosione. La scelta di ricorrere a ordigni artigianali per forzare gli sportelli e i distributori delinea un metodo tanto rudimentale quanto pericoloso, capace di provocare danni ingenti alle strutture colpite.

Oltre agli assalti veri e propri, ai tre indagati viene contestata anche la ricettazione dell'autovettura utilizzata per gli spostamenti durante i colpi. Il mezzo, secondo gli inquirenti, sarebbe servito al gruppo per raggiungere gli obiettivi e per allontanarsi rapidamente dopo ogni incursione, entrando così a pieno titolo nel quadro delle accuse mosse nei loro confronti.

A fermare l'ultima incursione del gruppo è stato l'arrivo tempestivo dei carabinieri della compagnia di Acireale, impegnati in una serie di controlli a largo raggio sul territorio. Proprio quell'intervento ha consentito di sventare il colpo e ha rappresentato un passaggio decisivo nell'attività investigativa culminata poi con l'esecuzione delle misure a carico dei tre presunti componenti della banda.

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