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Ponte sullo Stretto di Messina, inchiesta per corruzione con tre indagati

Ponte sullo Stretto di Messina, inchiesta per corruzione con tre indagati

La procura di Roma ha aperto un'inchiesta per corruzione e rivelazione del segreto d'ufficio sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Tre gli indagati principali, tra cui l'ex presidente aggiunto della Corte dei Conti. Le perquisizioni hanno interessato Roma, Reggio Calabria e Frosinone.

Non un terremoto geologico, ma giudiziario. A scuotere il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina e l'inchiesta aperta dalla procura di Roma, che ipotizza i reati di corruzione e rivelazione del segreto d'ufficio. Secondo quanto emerso, l'indagine coinvolge nomi di primo piano nelle istituzioni e all'interno della societa incaricata di realizzare l'opera, riportando al centro del dibattito uno dei cantieri infrastrutturali piu discussi del Paese.

L'operazione e stata condotta dai carabinieri del Reparto operativo speciale, il ROS, che hanno eseguito una serie di perquisizioni in diverse citta. Gli accertamenti si sono concentrati tra Roma, Reggio Calabria e Frosinone, a conferma della dimensione interregionale dell'inchiesta e della rete di contatti che gli investigatori stanno cercando di ricostruire intorno al progetto del ponte.

Sono tre gli indagati principali. Si tratta di Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, dell'avvocato calabrese ed ex consigliere di amministrazione della Stretto di Messina S.p.A. Giacomo Saccomanno e dell'imprenditore Vincenzo Virgilio. I tre profili, secondo l'impostazione degli inquirenti, sarebbero collegati ai tentativi di influenzare l'iter di valutazione dell'opera.

Secondo l'impianto accusatorio, l'avvocato e l'imprenditore avrebbero tentato di condizionare l'esame di legittimita affidato alla Corte dei Conti sul progetto del ponte. Un passaggio considerato decisivo per il via libera all'opera, e proprio attorno a quel controllo si sarebbe sviluppata, secondo l'accusa, la presunta attivita illecita oggetto dell'indagine.

Il presunto scambio, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, prevedeva la consegna di informazioni riservate sull'orientamento dei magistrati contabili chiamati a pronunciarsi. A questo si sarebbe aggiunta un'azione attiva volta a favorire la societa incaricata di realizzare l'opera, con l'obiettivo di indirizzare l'esito della valutazione.

In cambio del suo presunto ruolo, al giudice Miele sarebbero state promesse cariche di prestigio in enti pubblici o societa partecipate. Tra le ipotesi indicate dall'accusa figura anche la presidenza dell'Antitrust, un incarico che il magistrato avrebbe potuto ricoprire dopo il pensionamento, a coronamento del presunto accordo.

Gli inquirenti hanno gia sequestrato dispositivi elettronici e documenti, materiale che ora sara analizzato per ricostruire i contatti tra le persone coinvolte. L'attenzione e rivolta in particolare ai tentativi di avvicinare altri magistrati ritenuti utili alla causa, un filone che potrebbe ampliare ulteriormente il perimetro di un'inchiesta destinata a pesare sul futuro del progetto.

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