Un imponente blitz antimafia ha colpito a Catania il clan dei Mazzei, conosciuto anche con il soprannome dei Carcagnusi. Oltre 200 agenti della Polizia di Stato hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 20 persone ritenute appartenenti all'organizzazione. Le indagini sono state coordinate dalla procura distrettuale ed eseguite dalla squadra mobile Etnea. Le accuse spaziano dal traffico di droga alla disponibilità di armi, fino a un tentato omicidio.
Gli accertamenti hanno permesso di acquisire un quadro complesso dell'organizzazione e del suo controllo del territorio. Secondo gli inquirenti, il clan non aveva mai abbandonato la propria storica base operativa in via Belfiore, nel quartiere San Cristoforo. Quella roccaforte si era guadagnata il soprannome di Traforo. L'attività del gruppo veniva descritta come un controllo pieno e brutale della zona.
Le radici dell'inchiesta risalgono al dicembre 2023, quando le intercettazioni avevano permesso di ricollegare lo smercio locale di cocaina ad alcuni indagati. Tra questi figurano Filippo Popolo e lo zio Renato Dario Gravagna, che avrebbero fatto da fornitori agli interessi del clan. I due, secondo l'accusa, avrebbero collaborato in prima persona con i nipoti dello storico boss Santo. In questo modo lo smercio si saldava agli affari della famiglia.
Secondo quanto emerso, l'intera dinastia mafiosa dei Carcagnusi sarebbe stata coinvolta nella gestione del business. Tra gli arrestati figura anche la figlia del boss Santo, Simona Concetta Mazzei, insieme ad altri nipoti del capoclan. Per la gestione del traffico di droga gli indagati si sarebbero avvalsi di un intermediario, Carmelo Grasso. Il giro d'affari era in grado di assicurare introiti ingenti.
Il sistema era strutturato su una gestione diretta delle piazze di spaccio di competenza dell'organizzazione. A questo si aggiungeva il rifornimento di trafficanti locali e di piazze gestite non solo da uomini vicini al clan, ma anche da altre consorterie. Per proteggersi, gli indagati avrebbero preferito avvalersi di cosiddetti fortini, abitazioni fortificate con barriere e ostacoli fissi. Questi rifugi erano dotati di sofisticati sistemi di videosorveglianza per riprendere le strade circostanti e prevenire l'arrivo delle forze dell'ordine.
Nel corso della fase investigativa diversi blitz hanno permesso di ricostruire la piena operatività del clan e di sequestrare ingenti quantitativi di armi e droga. In una di queste occasioni sono stati sequestrati quasi 60 chili di stupefacente tra cocaina, hashish e marijuana. Il 17 aprile 2025 era poi scattato l'arresto del presunto custode del gruppo. Nella sua casa di San Cristoforo furono trovati oltre 10 chili di cocaina e un borsone carico di armi e munizioni.
All'attività di intercettazione si sono aggiunte le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, che hanno fornito ulteriori elementi sugli affari illeciti e sui rapporti con gli altri clan. Tra gli episodi ricostruiti c'è un tentato omicidio avvenuto il 19 agosto 2024, quando furono esplosi colpi d'arma da fuoco contro un parente di esponenti del clan Cappello Bonaccorsi. Oltre alle 20 persone destinatarie della custodia cautelare, per altre 12 è stato disposto l'interrogatorio preventivo. Sarà poi il giudice a valutare le rispettive posizioni.
