Una giovane madre ha donato parte del suo fegato al figlio di appena un anno e mezzo per consentirgli di continuare a vivere. Dopo mesi trascorsi all'ospedale Bambino Gesù di Roma, la donna e il piccolo Giuseppe si preparano finalmente a tornare a casa, a Monsoreto di Dinami. Ad attenderli, però, non c'è l'ambiente sereno e protetto che un bambino nelle sue condizioni richiederebbe, ma una casa popolare che non presenta le condizioni necessarie per ospitarlo.
Il gesto della madre, che si è fatta donatrice per il proprio figlio, rappresenta il cuore di questa vicenda. Il lungo ricovero al Bambino Gesù della capitale ha segnato la vita della giovane coppia, residente in una frazione delle preserre Vibonesi, che ora si trova a dover affrontare un ostacolo del tutto diverso da quello medico, proprio nel momento in cui sperava di poter ricominciare una vita normale accanto al bambino.
Nell'abitazione di via Piazzetta Scolastica, assegnata nel 2020, le pareti e i soffitti sono nuovamente coperti da estese macchie di muffa. A mostrare le condizioni dell'alloggio è il nonno del bambino, Michele, che ogni giorno apre porte e finestre nel tentativo di arieggiare gli ambienti. Si vede chiaramente che è tutto nero, racconta, perché l'acqua si infiltra e finisce per produrre la muffa che ricopre gli interni.
La famiglia non è rimasta in silenzio di fronte a questa situazione. Dopo ripetute segnalazioni all'Ater rimaste senza alcuna soluzione, i genitori si sono rivolti direttamente al sindaco, Antonio Di Bella, nella speranza di trovare un'alternativa prima del rientro del piccolo. La richiesta è quella di poter contare almeno temporaneamente su un'abitazione dignitosa, mentre si interviene sull'alloggio attuale.
Il primo cittadino ha sottolineato la gravità del caso, ricordando che già un bambino sano non potrebbe vivere in un ambiente privo delle minime condizioni di igiene. A maggior ragione, ha spiegato, la situazione è insostenibile per un bambino trapiantato di fegato, per giunta con una madre che è stata la donatrice. Il sindaco ha aggiunto che la legge lo consente e che chiederà all'Ater di poter assegnare un'altra abitazione nel frattempo, fino a quando non sarà sistemata quella esistente.
Proprio per accelerare i tempi, il sindaco ha deciso di rivolgere un appello pubblico alla comunità. Ha chiesto se vi siano concittadini in possesso di una casa disponibile, da affittare o eventualmente da mettere a disposizione gratuitamente, così da garantire alla giovane famiglia un ambiente sano e adeguato alle necessità del bambino in questa fase tanto delicata.
La vicenda di Monsoreto di Dinami mette in luce il divario tra il percorso di cura affrontato dalla famiglia e le condizioni in cui rischia di concludersi. Dopo aver superato un intervento complesso e mesi lontano da casa, madre e figlio si trovano ora a dipendere dalla capacità delle istituzioni e della comunità di offrire una risposta concreta, in tempi rapidi, a un bisogno tanto semplice quanto fondamentale come quello di una casa salubre.
