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Portogallo e Italia tra i paesi con più scioperi nell'UE nel 2026

Portogallo e Italia tra i paesi con più scioperi nell'UE nel 2026

Nel primo trimestre del 2026 Portogallo, Italia, Spagna e Francia hanno registrato il maggior numero di scioperi tra sette paesi dell'UE, concentrati nei trasporti, nella sanità, nell'istruzione e nella pubblica amministrazione.

Nel primo trimestre del 2026, Portogallo, Italia, Spagna e Francia hanno registrato il maggior numero di scioperi tra sette paesi dell'Unione Europea presi in esame. Questi quattro Stati si confermano così ai vertici della conflittualità sindacale nel continente. I dati delineano una netta differenza tra i paesi dell'Europa meridionale e il resto dell'Unione. La fotografia riguarda i primi tre mesi dell'anno in corso.

Le azioni sindacali hanno colpito soprattutto alcuni comparti chiave dei servizi pubblici. I settori più interessati sono stati quelli dei trasporti, dell'istruzione, della sanità e della pubblica amministrazione. Si tratta di ambiti in cui le interruzioni hanno un impatto immediato sulla vita quotidiana dei cittadini. La concentrazione delle proteste in questi servizi spiega la loro forte visibilità.

All'estremo opposto si collocano i Paesi Bassi, che nello stesso periodo hanno registrato soltanto sette scioperi. È il numero più basso tra i paesi del gruppo analizzato finora. Questo dato conferma una tradizione di minore conflittualità in alcune aree dell'Unione. La distanza con i paesi mediterranei appare quindi particolarmente marcata.

Storicamente, i lavoratori di Germania, Paesi Bassi e Austria ricorrono meno spesso alle azioni sindacali rispetto ad altri Stati membri. Questa tendenza di lungo periodo si riflette anche nei numeri più recenti. Le differenze tra paesi non dipendono quindi soltanto dalla congiuntura attuale. Esse affondano le radici in culture sindacali diverse.

I dati preliminari indicano inoltre che il 2025 è stato un anno record per gli scioperi dal 1991. La stima è attribuita all'Istituto Sindacale Europeo. Si tratterebbe quindi del livello più alto di mobilitazione registrato in oltre tre decenni. Il dato segnala una ripresa marcata della conflittualità nel mondo del lavoro.

Sul fronte delle cause, nel 2024 il motivo più frequente alla base degli scioperi più grandi era legato ai salari. In particolare, si trattava di retribuzioni che non riuscivano a coprire il costo della vita più elevato a causa dell'inflazione. Il potere d'acquisto eroso ha quindi spinto molti lavoratori a protestare. La questione salariale resta al centro delle rivendicazioni.

Sullo sfondo, la densità sindacale si è dimezzata dal 1985, scendendo dal 30 al 15 per cento. Fa eccezione il Belgio, che ha invertito questa tendenza. Anche la contrattazione collettiva è diminuita in modo significativo negli ultimi trent'anni. Il calo ha riguardato soprattutto i paesi dell'Europa centrale e orientale.

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