Dall'upgrade di Moody's all'outlook positivo di S&P, il 2026 segna una stagione favorevole per il giudizio delle agenzie sul debito italiano, pur con alcune cautele ancora sul tavolo.
Per anni le agenzie di rating sono state per l'Italia sinonimo di allarmi e bocciature. Nel 2026, però, il clima è cambiato in modo evidente. Il giudizio degli osservatori internazionali sul debito pubblico italiano è diventato più favorevole, con una serie di promozioni e revisioni al rialzo che segnano una delle stagioni più positive degli ultimi decenni.
Un anno di promozioni
A dare il tono è stata la direzione comune assunta dalle principali agenzie. Le quattro società più seguite dai mercati, ovvero Moody's, Standard and Poor's, Fitch e DBRS Morningstar, hanno mostrato nei confronti dell'Italia un atteggiamento complessivamente più benevolo rispetto al passato. Un allineamento che raramente si era visto in modo così netto nella storia recente del Paese.
Il significato di questo cambiamento va oltre la singola pagella. Quando più agenzie migliorano quasi contemporaneamente il proprio giudizio, il messaggio ai mercati è di rinnovata fiducia. Per uno Stato con un debito elevato come quello italiano, ottenere valutazioni più solide rappresenta un segnale prezioso, capace di influenzare il costo con cui il Paese si finanzia.
Moody's rompe un lungo digiuno

La notizia più significativa è arrivata da Moody's. Nel novembre del 2025 l'agenzia ha promosso l'Italia, portando il rating a Baa2 dal precedente Baa3, con outlook stabile. Si è trattato di un evento tutt'altro che ordinario, dato che un miglioramento del genere da parte di questa agenzia non si vedeva da oltre vent'anni, a testimonianza di un cambio di percezione profondo.
Nelle motivazioni, Moody's ha citato la continuità della stabilità politica ed economica, considerata un fattore che rafforza l'efficacia delle riforme e degli investimenti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza. L'agenzia si è inoltre detta fiduciosa che l'elevato peso del debito pubblico possa iniziare a ridursi gradualmente a partire dagli anni successivi.
Non mancano però le note di cautela sul fronte della crescita. In una revisione successiva, Moody's ha stimato per il 2026 una crescita del prodotto interno lordo attorno allo zero virgola sette per cento, con una lieve accelerazione prevista per il 2027. Numeri che confermano un'economia in movimento, ma con ritmi ancora contenuti e margini di miglioramento.
S&P alza l'outlook
Anche Standard and Poor's ha inviato segnali incoraggianti. Pur mantenendo il rating a BBB+, l'agenzia ha alzato l'outlook da stabile a positivo alla fine di gennaio 2026, confermando poi la valutazione nei mesi seguenti. Un outlook positivo indica che, se le condizioni attuali proseguiranno, una futura promozione del rating vero e proprio diventa concretamente possibile.
Alla base di questa fiducia c'è soprattutto il percorso di risanamento dei conti pubblici. Secondo le valutazioni diffuse, il consolidamento fiscale procede secondo i piani, con l'aspettativa che il peso del debito possa cominciare a diminuire nei prossimi anni. È proprio questa traiettoria a sostenere le speranze di ulteriori miglioramenti futuri del giudizio.
Fitch e DBRS completano il quadro
Le altre due agenzie completano una fotografia sostanzialmente coerente. Fitch ha confermato a marzo 2026 il rating BBB+ con outlook stabile, pur segnalando come elementi di freno il livello ancora molto alto del debito pubblico e prospettive di crescita giudicate limitate nel medio termine. Un giudizio prudente, ma non negativo, che invita a non abbassare la guardia.
DBRS Morningstar, dal canto suo, si conferma la più generosa tra le quattro, attribuendo all'Italia un rating pari ad A con qualifica bassa e outlook stabile. Le diverse scale e sensibilità delle agenzie spiegano queste differenze, ma la direzione di fondo appare comune: un Paese percepito come più affidabile rispetto agli anni delle grandi tensioni sui mercati.
Perché è importante
Il rating non è un dettaglio riservato agli specialisti, perché incide direttamente sul costo del debito. Valutazioni migliori tendono a ridurre gli interessi che lo Stato paga per finanziarsi, liberando potenzialmente risorse per altri impieghi. Inoltre, un giudizio più solido rafforza la fiducia degli investitori, con effetti a catena sull'intero sistema economico e finanziario.
In conclusione, il 2026 racconta di un'Italia guardata con occhi più benevoli dalle agenzie di rating, tra promozioni storiche e outlook in miglioramento. Restano sul tavolo le sfide di sempre, dall'alto debito alla crescita contenuta, ma la direzione tracciata offre un motivo di cauto ottimismo. La sfida ora è consolidare questi progressi nel tempo.

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