Con centinaia di migliaia di camminatori e oltre centosessanta percorsi strutturati, i cammini italiani vivono una crescita record nel 2026, tra Via Francigena, borghi e turismo sostenibile.
In un'epoca di viaggi veloci e mordi e fuggi, cresce il numero di chi sceglie di rallentare e riscoprire il territorio semplicemente camminando. Nel 2026 i cammini italiani vivono una vera e propria stagione d'oro, trasformando antichi sentieri e vie storiche in una delle forme di turismo più dinamiche del Paese. Un fenomeno che unisce lentezza, natura e ricerca di autenticità.
Numeri in forte crescita
I dati raccontano un'espansione rapida e costante. Nel 2024 si erano messi in viaggio quasi duecentomila camminatori, generando oltre un milione e quattrocentomila pernottamenti lungo i percorsi. Appena un anno dopo, nel 2025, il numero è salito a circa trecentomila persone, con un valore economico stimato in oltre trecentotrentasei milioni di euro per i territori attraversati.
Il potenziale, però, è ancora più ampio. Secondo le stime del settore, in Italia sarebbero circa tre milioni e seicentomila le persone interessate al turismo a piedi, tra chi lo pratica già abitualmente e chi vorrebbe iniziare a farlo. Un bacino enorme, che lascia intuire margini di crescita significativi per gli anni a venire.
Oltre centosessanta cammini da nord a sud
L'offerta italiana è tra le più ricche in assoluto. Nel Paese si contano oltre centosessanta cammini strutturati, distribuiti lungo tutta la penisola, dalle Alpi agli Appennini fino alle aree interne più remote. Questa varietà permette a ciascun camminatore di scegliere il percorso più adatto, tra montagna, collina, campagna e tratti costieri di grande suggestione.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda l'impatto sul territorio. I flussi di questo tipo di turismo tendono infatti a dirigersi verso i borghi minori e i siti di rilevanza storica, spesso lontani dalle grandi rotte di massa. Ne beneficiano tradizioni locali, piccole attività ricettive e servizi leggeri, che trovano così nuova visibilità e nuove opportunità economiche.
La Via Francigena guida la riscoperta

Tra tutti i percorsi, la Via Francigena occupa un posto speciale. In Italia si sviluppa per circa mille chilometri, entrando dal Gran San Bernardo e attraversando Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio. Pur non essendo la più frequentata in assoluto, primato che spetta alla Via degli Dei, raccoglie comunque una quota rilevante dei camminatori, attorno all'otto per cento.
I segnali di crescita sono evidenti anche nei documenti ufficiali. Nel 2025 sono state distribuite quasi ventimila credenziali del pellegrino rilasciate dall'associazione europea di riferimento, con un incremento di circa il trentasei per cento rispetto all'anno precedente e una presenza internazionale che ha superato la metà del totale, segno di un richiamo ormai globale.
Ancora più netto il dato relativo agli arrivi a Roma. La Basilica di San Pietro ha visto crescere in modo deciso i cosiddetti Testimonium consegnati ai camminatori, passati da circa cinquemilacinquecento nel 2024 a oltre dodicimila nel 2025. A rendere il percorso sempre più attraente contribuiscono anche nuovi tratti, aperti nel 2026 in regioni come il Lazio e la Toscana.
Chi cammina e perché
Ma chi sono i protagonisti di questa tendenza? Le indagini indicano che una quota significativa di italiani ha già affrontato almeno un cammino, mentre una fetta ancora più ampia si dichiara interessata a provarci. Non sorprende che, tra chi sogna un viaggio lento, la maggioranza preferisca scegliere proprio un itinerario italiano piuttosto che una meta all'estero.
Anche lo sguardo dall'estero è molto favorevole. In diversi Paesi europei, tra cui Germania, Francia e Regno Unito, l'Italia si conferma tra le destinazioni preferite per il turismo lento. Le motivazioni che spingono a partire sono ricorrenti: la riduzione dello stress, la ricerca di esperienze autentiche, la scoperta del patrimonio culturale e il desiderio di viaggiare in modo più sostenibile.
Perché è importante
La crescita dei cammini non è soltanto una moda passeggera, ma porta con sé benefici concreti e diffusi. Distribuendo i visitatori su aree spesso trascurate, contribuisce a contrastare il sovraffollamento delle mete più celebri e a portare reddito nelle zone interne. È inoltre una forma di turismo a basso impatto ambientale, perfettamente in linea con la crescente attenzione alla sostenibilità.
In conclusione, il 2026 conferma che l'Italia a piedi è molto più di una nicchia per appassionati. Tra numeri in aumento, percorsi sempre più curati e un interesse crescente anche dall'estero, il turismo lento si candida a diventare un pilastro stabile dell'offerta nazionale. Un passo dopo l'altro, i cammini stanno ridisegnando il modo di viaggiare e di vivere il territorio.

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