I viaggiatori lasciano le mete più affollate e riscoprono borghi, vigne e sagre. I dati del 2026 raccontano un turismo italiano più lento, diffuso e legato al buon cibo.
Qualcosa sta cambiando nel modo in cui i turisti scelgono di visitare l'Italia. Accanto alle grandi città d'arte e alle spiagge più celebri, cresce con forza il desiderio di esperienze più autentiche e rilassate. I viaggiatori cercano borghi tranquilli, colline punteggiate di vigne e tavole imbandite con i sapori del territorio, dando vita a una vera e propria rivincita del turismo lento.
Una domanda che cambia
I numeri confermano questa tendenza. Secondo i dati diffusi dal ministero del Turismo il 12 settembre 2026, questa estate l'interesse si è spostato dalle destinazioni più celebri verso territori meno affollati. Tra giugno e agosto l'Italia ha superato i 276 milioni di presenze turistiche, con oltre 72,4 milioni di arrivi, registrando una crescita del 2 per cento rispetto alla stessa stagione del 2025.
I borghi in forte crescita
A trainare questo cambiamento sono soprattutto i piccoli centri. Considerando i soli borghi, nel mese di luglio gli arrivi sono cresciuti del 6,6 per cento e le presenze del 4,2 per cento. Allargando lo sguardo ai primi sette mesi dell'anno, la crescita resta solida, con gli arrivi in aumento del 5,6 per cento e le presenze del 4,4 per cento, segno di un fenomeno tutt'altro che passeggero.
La classifica delle regioni
Guardando al tasso di saturazione delle strutture ricettive, emerge una mappa interessante. In testa si colloca Trento con il 67,3 per cento, spinta dal turismo di montagna in un'estate segnata dal caldo record, seguita a ruota dalla Sardegna con il 67,2 per cento e dal Friuli Venezia Giulia con il 66,3 per cento. Poco dietro, Sicilia e Veneto si attestano entrambe al 65,6 per cento.
Chi cresce di più
Alcuni territori registrano incrementi particolarmente marcati nei piccoli comuni. Nei primi sette mesi, per quanto riguarda gli arrivi, spicca il Lazio con un più 10,9 per cento, seguito da Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Piemonte. Sul fronte delle presenze, invece, guidano l'Abruzzo con un più 10,9 per cento, il Piemonte con il 9,8 e le Marche con il 9,4 per cento.
L'Italia batte i vicini
Il confronto internazionale premia il nostro Paese. Secondo i dati, il tasso di saturazione delle strutture in Italia si è attestato al 61,8 per cento, in crescita del 13,8 per cento rispetto all'estate precedente. Un valore nettamente superiore a quello di concorrenti diretti come la Spagna, ferma al 54,7 per cento, e la Francia, che si è fermata al 45,6 per cento.
Il richiamo del gusto

Uno dei motori di questa riscoperta è senza dubbio l'enogastronomia. Il legame tra viaggio e buona tavola è sempre più forte, tanto che negli ultimi dieci anni i soggiorni legati al cibo e al vino sono aumentati del 176 per cento. Solo nell'ultimo anno, inoltre, il turismo internazionale ha generato ben 363 milioni di euro di spesa legata alle eccellenze enogastronomiche italiane.
Settembre, mese di sagre
Settembre segna il passaggio dall'estate all'autunno ed è uno dei mesi più attesi dagli appassionati. Con la vendemmia e i primi raccolti tornano le grandi manifestazioni dedicate ai prodotti del territorio. Dal 18 al 20 settembre, per esempio, Enologica Montefalco unisce le degustazioni di Sagrantino a cibo, arte e musica, mentre il Cous Cous Fest anima San Vito Lo Capo dal 18 al 27 settembre.
Perché il turismo lento conquista
Dietro questo successo c'è una precisa ricerca di valori. Il turismo nei borghi è spinto dal desiderio di sostenibilità, di lentezza e di un contatto genuino con le realtà locali. Lontano dalla folla delle grandi mete, il viaggiatore ritrova un ritmo più umano, fatto di paesaggi curati, tradizioni antiche e un patrimonio di storia e cultura che i piccoli centri custodiscono gelosamente.
A beneficiare di questa ondata sono soprattutto le strutture immerse nella natura. Gli agriturismi, in particolare, sono stati presi d'assalto durante l'estate del 2026, con prenotazioni che si sono protratte con forza fino a settembre. Offrendo un contatto diretto con la campagna, prodotti a chilometro zero e prezzi spesso più accessibili delle grandi città, rappresentano l'incarnazione perfetta di questo nuovo modo di viaggiare.
Italiani e stranieri insieme
Questa crescita è alimentata sia dai residenti sia dai visitatori esteri. Secondo i dati, i turisti italiani hanno registrato un più 2,1 per cento negli arrivi, mentre gli stranieri sono cresciuti dell'1,9 per cento, con un picco particolarmente evidente nel mese di agosto, quando le presenze straniere sono aumentate del 4,4 per cento. Un equilibrio che rende il fenomeno ancora più solido.
In definitiva, la fotografia del 2026 racconta un'Italia turistica che matura e si distribuisce meglio sul territorio. Alleggerire le mete più celebri e valorizzare i borghi porta benefici concreti alle economie locali, spesso lontane dai grandi flussi. Se questa direzione verrà accompagnata da servizi adeguati, il turismo lento potrebbe diventare non una moda passeggera ma un tratto distintivo del Paese.

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