Con l'arrivo della raccolta delle olive, l'oleoturismo si conferma uno dei segmenti in più rapida crescita del turismo esperienziale italiano. Da Frantoi Aperti in Umbria ai frantoi visitabili in tutta la penisola, ecco il viaggio attorno all'olio nuovo.
Con l'arrivo dell'autunno, in gran parte d'Italia comincia uno dei riti agricoli più antichi e sentiti, quello della raccolta delle olive. E attorno a questo gesto secolare sta crescendo un fenomeno turistico che fino a pochi anni fa sarebbe stato quasi impensabile.
Dopo il grande successo dell'enoturismo, cioè il turismo legato al vino, è ora l'olio extravergine a trasformarsi in un motivo di viaggio. L'oleoturismo si sta affermando come uno dei segmenti in più rapida crescita dell'intero turismo esperienziale italiano.
Frantoi Aperti, il cuore dell'autunno umbro
Uno degli appuntamenti simbolo di questo movimento è Frantoi Aperti in Umbria, giunto alla ventinovesima edizione. Secondo gli organizzatori la manifestazione si terrà dal 17 ottobre al 15 novembre 2026, distribuita su cinque fine settimana consecutivi tra colline e frantoi.
Durante l'evento i visitatori possono entrare nei frantoi in piena attività, passeggiare tra i paesaggi olivati, scoprire i borghi storici e partecipare a degustazioni e iniziative culturali. L'Umbria si conferma così una sorta di laboratorio nazionale dell'oleoturismo.
Che cos'è l'oleoturismo

Ma che cosa si intende esattamente per oleoturismo? In sostanza è l'insieme delle esperienze costruite attorno alla produzione dell'olio: visite ai frantoi, degustazioni guidate, racconti sul territorio e, in alcuni casi, perfino la possibilità di partecipare in prima persona alla raccolta.
Secondo le analisi di settore cresce l'interesse per le attività legate alla produzione, aumentano le esperienze offerte dalle aziende e si rafforza il ruolo delle denominazioni di origine, con realtà come l'Associazione Città dell'Olio e la Fondazione Qualivita a fare da riferimento.
Un patrimonio verde immenso
Alla base di tutto c'è un patrimonio agricolo enorme. Secondo i dati di settore l'Italia conta oltre quattrocentomila aziende olivicole, circa duecentocinquanta milioni di alberi di olivo e un numero impressionante di varietà, più di cinquecento in totale su tutto il territorio.
A questa ricchezza si aggiunge quella delle certificazioni, con quarantatré denominazioni di origine protetta e sette indicazioni geografiche protette. È un vero mosaico di territori e di sapori che l'oleoturismo può finalmente raccontare da vicino e far assaggiare ai viaggiatori.
Una campagna in ripresa
Anche la produzione offre motivi di ottimismo. Secondo le stime di Unaprol, Coldiretti e FOA Italia relative all'ultima campagna, il raccolto italiano si sarebbe attestato attorno alle trecentomila tonnellate, con una crescita di circa il trenta per cento rispetto all'annata precedente.
La ripresa non è però uniforme lungo la penisola. Puglia e Calabria, che insieme valgono oltre il sessanta per cento della produzione nazionale, hanno trainato l'aumento, mentre il Nord ha sofferto il maltempo e il Centro ha registrato risultati più altalenanti tra una zona e l'altra.
Non solo Umbria
Il fenomeno, comunque, non riguarda soltanto l'Umbria. In Toscana, ad esempio, i fondi del PNRR hanno sostenuto centinaia di aziende agricole, mentre a Roma è in programma un festival dedicato all'olio a denominazione, segno di un interesse ormai diffuso da nord a sud del Paese.
Anche regioni come la Puglia stanno scoprendo nuove opportunità legate al turismo dell'olio. In questo modo l'olio extravergine diventa un filo conduttore che unisce paesaggio, borghi, cultura e tradizioni gastronomiche di territori molto diversi tra loro, ciascuno con la propria identità.
Perché funziona
Le ragioni del successo sono diverse. L'oleoturismo si concentra in autunno, aiutando a distribuire i flussi turistici oltre l'estate, e propone esperienze autentiche a contatto con il mondo rurale, sostenendo aree interne e piccoli borghi spesso minacciati dallo spopolamento.
Così, mentre i frantoi riaprono le porte e l'olio nuovo comincia a scorrere, l'olio extravergine smette di essere soltanto un prodotto da portare in tavola e diventa, sempre di più, una ragione concreta per mettersi in viaggio alla scoperta dell'Italia più autentica.
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