La Ryder Cup 2023 ha portato 700 milioni di indotto e 620 milioni di spettatori. Ma con 398 campi e appena 90 mila praticanti, l'Italia rischia di sprecare l'occasione del turismo golfistico.
Quando pensiamo al golf in Italia lo immaginiamo spesso come uno sport d'elite, lontano dalla passione popolare per il calcio o il ciclismo. Eppure, dopo la Ryder Cup del 2023 disputata alle porte di Roma, qualcosa è cambiato nel modo in cui il Paese guarda a questo mondo. In questo articolo racconto come quel grande evento abbia acceso i riflettori sul golf come opportunità turistica ed economica, e perché quell'eredità rischi ancora di restare in parte incompiuta.
Un weekend che ha acceso i riflettori
La Ryder Cup del 2023, ospitata dal Marco Simone Golf and Country Club vicino a Roma, è stata molto più di una semplice sfida sportiva tra Europa e Stati Uniti. Per la prima volta la competizione approdava in Italia, trasformando per qualche giorno il nostro Paese nella capitale mondiale del golf. È stata una vetrina straordinaria, capace di mostrare al pubblico internazionale un lato dell'Italia che pochi conoscevano, quello dei campi e del turismo sportivo.
Numeri da grande evento: 700 milioni
Dietro lo spettacolo ci sono cifre che raccontano la portata economica dell'evento. Secondo i dati diffusi, la Ryder Cup italiana ha generato un indotto economico aggiuntivo di circa 262 milioni di euro, mentre il giro d'affari complessivo si è aggirato intorno ai 700 milioni. Sono numeri che collocano questa manifestazione tra i grandi eventi sportivi capaci di lasciare un segno concreto sul territorio che li ospita, ben oltre il semplice risultato agonistico.
Il mondo intero a guardare

L'impatto più impressionante è forse quello mediatico, difficile da tradurre in denaro ma enorme in termini di immagine. Si stima che oltre 620 milioni di telespettatori in più di 190 Paesi abbiano seguito la competizione, ammirando insieme ai campioni anche i paesaggi italiani sullo sfondo. Per una nazione che vive di turismo e bellezza, una simile esposizione globale vale come una campagna promozionale dal valore quasi incalcolabile.
Roma piena di golfisti
L'effetto si è sentito con forza anche nel cuore della capitale. Solo a Roma l'evento ha prodotto circa 70 mila prenotazioni alberghiere, pari a circa il venti per cento dell'occupazione delle camere della città, per un valore stimato intorno ai 250 milioni di euro. Alberghi, ristoranti, trasporti e servizi hanno beneficiato di un'ondata di visitatori arrivati da ogni parte del mondo, molti dei quali mettevano piede in Italia proprio per il golf.
Un Paese con 398 campi
Ciò che molti ignorano è che l'Italia non è affatto sprovvista di strutture, anzi tutt'altro. Il nostro Paese può contare su circa 398 campi da golf, uno dei parchi più ampi d'Europa, distribuiti tra colline, laghi e coste in scenari spesso spettacolari. Questa ricchezza rappresenta un potenziale enorme per il turismo, perché unisce lo sport alla scoperta di territori, paesaggi e tradizioni gastronomiche che il resto del mondo ci invidia da sempre.
Ma i giocatori restano fermi
C'è però un rovescio della medaglia che non va nascosto. Mentre in molti Paesi la pandemia ha fatto esplodere il numero di nuovi appassionati, in Italia i praticanti sono rimasti sostanzialmente fermi negli ultimi sette anni, intorno alle novantamila unità. È un dato che stride con l'immagine di un movimento in piena espansione e che rivela una difficoltà strutturale nel trasformare l'entusiasmo di un grande evento in una crescita duratura della base.
Piu stranieri, ecco la vera opportunita
Se il fronte interno arranca, quello internazionale offre segnali molto più incoraggianti. Nel 2023 l'Italia ha registrato un aumento del 4 per cento delle presenze turistiche nei circoli di golf e, soprattutto, un balzo del 10 per cento dei giocatori stranieri. È proprio qui che si nasconde la vera occasione, perché il golfista che viaggia tende a spendere molto, a fermarsi più giorni e a scegliere destinazioni di qualità, esattamente ciò che l'Italia può offrire.
Il golf come prodotto turistico
Il turismo golfistico è un settore particolare, fatto di viaggiatori esigenti che cercano campi curati ma anche buon cibo, cultura e paesaggi. In questo l'Italia parte avvantaggiata, perché può combinare una partita al mattino con una visita a una città d'arte nel pomeriggio e una cena di qualità la sera. Costruire pacchetti che uniscano lo sport all'esperienza del territorio potrebbe attrarre una clientela facoltosa e aiutare a destagionalizzare i flussi turistici.
La vetrina senza strategia
Non tutti però leggono questa storia con ottimismo, e alcune voci parlano apertamente di occasione persa. La critica è che la Ryder Cup sia stata una vetrina magnifica ma priva di una strategia di lungo periodo capace di sfruttarne davvero l'eredità. Un grande evento, per quanto riuscito, si spegne in fretta se non viene accompagnato da investimenti costanti, promozione mirata e una visione chiara su dove si vuole portare il movimento negli anni successivi.
Cosa manca per trasformare l'evento in eredita
Perché la scommessa funzioni servirebbe una regia comune tra federazione, istituzioni e operatori turistici. Significa promuovere i campi italiani sui mercati esteri più ricchi, migliorare i collegamenti e i servizi intorno ai circoli, e avvicinare al gioco anche i più giovani, superando l'immagine di uno sport chiuso ed elitario. Solo così l'entusiasmo acceso dalla Ryder Cup potrebbe trasformarsi in un flusso stabile di visitatori e di nuovi praticanti.
Un potenziale ancora da cogliere
Guardando l'insieme, il quadro è quello di un'occasione d'oro ancora in bilico tra successo e rimpianto. Da un lato un evento da record, campi meravigliosi e un interesse internazionale mai visto prima; dall'altro una base di giocatori ferma e una strategia che fatica a concretizzarsi. Il potenziale c'è tutto, ma va colto con decisione, prima che l'onda lunga della Ryder Cup si esaurisca senza aver lasciato radici profonde nel Paese.
Conclusione
La Ryder Cup del 2023 ha dimostrato che l'Italia sa organizzare grandi eventi e affascinare il mondo, ma la vera partita si gioca adesso, lontano dai riflettori. Trasformare quella vetrina in un motore duraturo di turismo e sport è una sfida che riguarda tutti, dalle istituzioni ai piccoli circoli di provincia. Continuerò a seguire questo movimento, perché nel modo in cui sapremo coltivare questa eredità si misura la nostra capacità di pensare in grande anche dopo la festa.

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