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Marmolada, il ritiro del ghiacciaio non si ferma: dati record nel 2026 CLIMATE · IT

Marmolada, il ritiro del ghiacciaio non si ferma: dati record nel 2026

Riccardo Bianchi Riccardo Bianchi riccardobianchi63.avalw.com · 289 reads Respect0 Save Share Read only
READS419live count PUBLISHED12 Sept2026 READING TIME4 min741 words LANGUAGEItalian
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Il principale ghiacciaio delle Dolomiti continua a ridursi. Secondo i dati della Campagna Glaciologica e di Arpa Veneto, nel 2026 la Marmolada ha perso 9 ettari di superficie, scendendo a 83 ettari, con un arretramento medio del fronte di 23 metri.

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Il ghiacciaio della Marmolada, simbolo delle Dolomiti e principale ghiacciaio del gruppo, continua a ridursi in modo preoccupante. I dati raccolti nel corso del 2026 confermano una tendenza ormai consolidata da anni, con una perdita di superficie e un arretramento del fronte che gli studiosi definiscono da record. Un fenomeno che rende visibile, in modo concreto, l'impatto dei cambiamenti climatici sull'ambiente alpino.

I numeri del 2026

Le misurazioni piu recenti descrivono una situazione critica. Secondo il Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente, nel 2026 il ghiacciaio della Marmolada ha registrato un arretramento frontale medio di 23 metri e una perdita di superficie pari a 9 ettari, scendendo cosi da 92 a 83 ettari totali rispetto all'anno precedente. Numeri che testimoniano una riduzione rapida e continua della massa glaciale.

Ancora piu marcato è il dato relativo a una porzione specifica del ghiacciaio. Secondo la stessa fonte, il fronte occidentale della Marmolada si è ritirato di 120 metri nell'arco di due anni, un valore che rende evidente quanto il processo di scioglimento sia intenso e localizzato in alcune aree, con conseguenze significative sulla forma e sull'estensione complessiva del ghiacciaio.

Chi effettua le misurazioni

I rilievi non nascono da una singola osservazione, ma da un lavoro coordinato tra piu enti. Secondo quanto riportato, i dati sono stati raccolti nell'ambito dell'ottava Campagna Glaciologica partecipata, che ha coinvolto Arpa Veneto, il Museo di Geografia dell'Universita di Padova e la Fondazione Glaciologica Italiana, a conferma dell'attenzione scientifica dedicata al monitoraggio di questo ghiacciaio simbolo.

Un ruolo tecnico importante è svolto dall'agenzia ambientale regionale. Secondo quanto riportato, Arpa Veneto fornisce le analisi climatiche attraverso la propria stazione di Punta Rocca, collocata a 3.250 metri di quota. Si tratta di un punto di osservazione privilegiato, capace di restituire dati puntuali sulle condizioni atmosferiche e termiche che influenzano direttamente lo stato di salute del ghiacciaio.

Un'estate rovente in quota

Le temperature registrate nell'ultima estate aiutano a spiegare l'accelerazione del fenomeno. Secondo i dati di Arpa Veneto, nel mese di agosto lo scarto rispetto alle medie è stato di piu 3 gradi, un valore che ha reso quella appena trascorsa l'estate piu calda in quota almeno dal 1991. Un caldo anomalo che ha inciso in modo diretto sull'intensita dei processi di fusione del ghiaccio.

Il segnale piu evidente arriva dalla frequenza delle temperature sotto lo zero. Secondo quanto riportato, alla stazione di Punta Rocca nel mese di agosto si sono registrati soltanto tre giorni con temperature sotto lo zero, mentre non si sono verificate nevicate nemmeno alle quote piu elevate, privando cosi il ghiacciaio di quell'apporto nevoso fondamentale per contrastarne la fusione.

Le cause del ritiro

Il ritiro dei ghiacciai è uno degli effetti piu visibili dei cambiamenti climatici in montagna.
Il ritiro dei ghiacciai è uno degli effetti piu visibili dei cambiamenti climatici in montagna.

Alla base di questi dati vi è un quadro climatico ben preciso. Secondo quanto riportato, i processi di ablazione glaciale, ovvero di fusione e perdita di ghiaccio, sono proseguiti in modo intenso per tutta la stagione estiva. L'assenza di neve e le temperature elevate hanno agito insieme, accelerando un ritiro che gli esperti collegano in modo diretto agli effetti dei cambiamenti climatici in corso.

Il fenomeno non riguarda soltanto il ghiaccio in superficie. Secondo quanto riportato, è in corso anche un degrado del permafrost, con la stazione di Piz Boe che non ha rilevato terreno gelato a nessuna profondita. Si tratta di un dato significativo, perche la degradazione del permafrost puo avere ripercussioni anche sulla stabilita dei versanti e delle rocce in alta montagna.

Proprio la mancanza di neve rappresenta uno degli aspetti piu critici emersi dai rilievi. La coltre nevosa, infatti, agisce come una protezione naturale che riflette la radiazione solare e rallenta lo scioglimento del ghiaccio sottostante. Secondo quanto riportato, l'assenza di nevicate anche alle quote piu alte ha lasciato il ghiacciaio scoperto e piu esposto al caldo, contribuendo in modo determinante ai valori record di arretramento registrati nel corso dell'anno.

Un declino che accelera

Il confronto con gli anni precedenti rende ancora piu evidente la rapidita del cambiamento. Secondo quanto riportato, la superficie del ghiacciaio è passata dai 100 ettari del 2023 agli attuali 83 ettari, un calo che testimonia un ritiro in accelerazione. In pochi anni la Marmolada ha dunque perduto una parte consistente della propria estensione, con un ritmo che desta preoccupazione tra gli studiosi.

Uno sguardo al futuro

Nel complesso, i dati diffusi dagli enti che monitorano la Marmolada delineano il quadro di un ghiacciaio in progressiva scomparsa, sempre piu esposto agli effetti del riscaldamento. Tra la perdita di superficie, l'arretramento del fronte e le anomalie termiche registrate in quota, la Marmolada si conferma un simbolo della fragilita dell'ambiente alpino, anche se il futuro del ghiacciaio dipendera dall'evoluzione del clima nei prossimi anni.

2 responses
Aurora Marino1 month ago

cambiamenti climatici: trattato meglio che altrove.

3
Giulia Rossi1 month ago

Bello sguardo a fondo su cambiamenti climatici.

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Riccardo Bianchi
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Riccardo Bianchi 2026-09-12 · 4 min read · 419 reads
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