Il ghiacciaio del Montasio, l'unico rimasto in Friuli Venezia Giulia e il più basso dell'arco alpino, mostra i segni della crisi climatica: poca neve, superficie scurita e una cavità crollata durante il monitoraggio della Carovana dei Ghiacciai.
Le montagne del Friuli Venezia Giulia custodiscono un tesoro fragile che rischia di scomparire nel giro di pochi anni. Il ghiacciaio del Montasio, considerato a lungo uno dei più resistenti dell'arco alpino, mostra oggi segni evidenti di sofferenza.
Le osservazioni condotte durante l'estate del 2026 raccontano di un apparato glaciale che fatica sempre di più a sopravvivere. Il caldo prolungato e la scarsità di neve invernale hanno lasciato tracce profonde su un ambiente considerato finora un'eccezione tra le Alpi.
Un ghiacciaio unico nel suo genere
Il Montasio si trova a circa millenovecento metri di altitudine ed è il più basso dell'intero arco alpino. Si estende su una superficie di poco più di sette ettari e rappresenta l'unico corpo glaciale ancora presente in Friuli Venezia Giulia.
La sua posizione a una quota così contenuta lo ha reso per anni un caso di studio affascinante. A differenza di molti altri ghiacciai, la sua conformazione e la copertura di detriti gli avevano permesso di resistere meglio all'aumento delle temperature.
Una resistenza che comincia a vacillare
Negli ultimi vent'anni il Montasio aveva perso soltanto due o tre metri di spessore complessivo. Un dato quasi sorprendente, se confrontato con i circa due metri all'anno persi in media dagli altri ghiacciai delle Alpi.
Nel corso del 2026, però, qualcosa è cambiato. La sua storica capacità di resistere ha iniziato a incrinarsi, complice una stagione particolarmente difficile dal punto di vista climatico e meteorologico.
Poca neve e temperature elevate
Secondo i dati raccolti, l'inverno 2025-2026 si è collocato a metà strada tra le stagioni del 2022 e del 2023, entrambe giudicate molto negative per i ghiacciai delle Alpi. Le riserve di neve accumulate durante l'inverno sono risultate insufficienti.
Anche le temperature estive hanno inciso in modo pesante. Il ventotto agosto, in alta quota, sono stati registrati valori compresi tra i quattordici e i ventidue gradi, condizioni che accelerano la fusione del ghiaccio e della neve residua.
I segni visibili della crisi

Le osservazioni sul campo hanno messo in luce trasformazioni evidenti rispetto al passato. La superficie del ghiacciaio appare oggi più appiattita e scura, avendo perso parte della copertura di detriti che in precedenza la proteggeva dal sole.
Nel settore superiore si è formata una grande cavità che è parzialmente crollata proprio durante le attività di monitoraggio. Intorno al ghiacciaio, inoltre, si nota la comparsa di licheni e di specie vegetali pioniere, segno di un ambiente in rapido mutamento.
Il lavoro di monitoraggio
A seguire da vicino l'evoluzione del Montasio è la Carovana dei Ghiacciai, l'iniziativa promossa da Legambiente per documentare lo stato dei ghiacciai italiani. Le osservazioni si sono svolte con la collaborazione dell'Università di Udine e del servizio forestale regionale.
Federico Cazorzi, della Fondazione glaciologica italiana e dell'Università di Udine, ha spiegato che una combinazione sfortunata di scarse precipitazioni invernali e di temperature estive prolungate ha provocato gravi compromissioni strutturali al ghiacciaio.
Uno sguardo al futuro
Anche il climatologo Luca Mercalli ha lanciato un avvertimento chiaro sul destino del Montasio. Secondo l'esperto, le temperature sopra la media protratte per molti mesi consumano la neve e intaccano il ghiaccio antico, mettendo a rischio la sopravvivenza stessa dei ghiacciai alpini.
Gli studiosi ricordano che la scomparsa dei ghiacciai rappresenta l'anticamera della progressiva riduzione dei laghi e delle riserve d'acqua. Raccogliere dati oggi, prima che il Montasio sparisca del tutto, diventa quindi un compito prezioso per comprendere la montagna che verrà.
Bello sguardo a fondo su ghiacciaio.

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