In Trentino, nel comune di Predaia, è stato inaugurato Intacture: il primo data center europeo realizzato all'interno di una miniera attiva, che sfrutta il freddo naturale della montagna per ridurre i consumi.
Immaginare un data center evoca di solito enormi capannoni pieni di server, ventole rumorose e impianti di condizionamento sempre accesi. In Trentino, però, è nato qualcosa di molto diverso: un centro dati che ha scelto di trasferirsi nel cuore di una montagna, sfruttando la roccia e il freddo naturale al posto dei tradizionali sistemi di raffreddamento artificiale.
Un data center sottoterra
Il progetto si chiama Intacture ed è stato inaugurato, secondo quanto riportato, il 23 giugno 2026 in Val di Non. Viene descritto come il primo data center europeo realizzato all'interno di una miniera ancora attiva, un primato che ha subito attirato l'attenzione degli addetti ai lavori e della stampa specializzata di settore.
La particolarità non è soltanto simbolica. Collocare un'infrastruttura digitale sotto la superficie terrestre significa ripensare da zero il modo in cui questi impianti vengono costruiti, alimentati e raffreddati, con l'obiettivo dichiarato di ridurre i consumi e l'impatto ambientale rispetto ai data center tradizionali di superficie.
Dentro una miniera di dolomia

Stando alle informazioni diffuse, l'impianto sorge nel comune di Predaia, a circa quaranta chilometri a nord di Trento, all'interno di una miniera di dolomia ancora in funzione gestita dall'azienda Tassullo. Il data center convive quindi con un'attività estrattiva reale, in una combinazione a dir poco insolita.
Oltre l'ottanta per cento della struttura si sviluppa sottoterra, fino a un centinaio di metri di profondità e a un'altitudine di circa seicento metri. Una collocazione che trasforma la montagna stessa in una sorta di guscio protettivo naturale per i server e per i dati che vi verranno custoditi nel tempo.
Il freddo della montagna al posto dei condizionatori
Il vero asso nella manica di Intacture è la temperatura. All'interno della miniera, secondo i dati diffusi, si mantiene un valore naturalmente stabile intorno ai dodici gradi per tutta la durata dell'anno, condizione ideale per tenere freschi apparati che altrimenti richiederebbero un raffreddamento particolarmente energivoro.
A questo si aggiunge la posizione in una valle alpina, che consente di sfruttare il cosiddetto free-cooling, cioè l'uso dell'aria fresca esterna per raffreddare gli impianti. Il risultato atteso è un indice di efficienza energetica, il PUE, inferiore a 1,25, contro una media europea che si aggira intorno a 1,6.
Numeri, fondi e sostenibilità
Anche sul piano economico il progetto ha dimensioni significative. L'investimento complessivo, stando a quanto riferito, ammonta a circa 50,2 milioni di euro, di cui 18,4 provenienti dai fondi del PNRR e i restanti 31,8 circa da risorse private, in un classico esempio di collaborazione tra pubblico e privato.
Sul fronte ambientale, viene sottolineato che l'energia destinata ad alimentare il centro proverrà da fonti rinnovabili. Un aspetto tutt'altro che secondario, considerando il crescente dibattito sui consumi elettrici dei data center, spinti verso l'alto anche dalla domanda legata alle nuove applicazioni digitali.
Perché conta per l'Italia digitale
L'iniziativa si inserisce in un momento di forte spinta verso le infrastrutture digitali nel nostro Paese. Progetti come questo raccontano di un'Italia che prova a dotarsi di capacità di calcolo e di archiviazione proprie, un tema diventato sempre più strategico man mano che dati e servizi assumono un peso maggiore nell'economia.
Avere data center efficienti e collocati sul territorio nazionale non è solo una questione di prestazioni. Significa anche poter gestire in casa informazioni sensibili e servizi critici, riducendo la dipendenza da infrastrutture straniere, un obiettivo che diversi Paesi europei stanno perseguendo con crescente convinzione in questi anni.
Una nuova strada per i data center
Il caso di Intacture è interessante soprattutto perché propone un modello potenzialmente replicabile. Invece di costruire nuovi capannoni consumando suolo ed energia, l'idea è di riutilizzare spazi già esistenti, come le gallerie di una miniera, trasformando un ambiente estrattivo in una risorsa per l'economia digitale.
Resta da vedere quanto questo approccio potrà diffondersi e con quali risultati concreti nel tempo. Ma il messaggio che arriva dalla Val di Non è già di per sé significativo: il futuro dei dati potrebbe passare non solo per il cielo delle nuvole informatiche, ma anche, paradossalmente, per il cuore silenzioso delle montagne.
Seguo data center e questo aiuta.
Ottima copertura su data center.

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