Il rapporto Clusit 2026 fotografa l'anno peggiore di sempre per la sicurezza informatica: 5.265 attacchi gravi nel mondo e 507 in Italia, in crescita del 42 per cento. Tra ransomware sempre più costosi e un 68 per cento di offensive basate sul phishing, il nostro Paese è ormai un bersaglio privilegi
Il mondo digitale non è mai stato così sotto attacco. Secondo l'ultimo rapporto dell'associazione italiana per la sicurezza informatica, il Clusit, il 2025 è stato l'anno peggiore di sempre da quando esistono queste rilevazioni, con un numero di incidenti gravi mai visto prima.
A farne le spese non sono soltanto le grandi multinazionali lontane, ma anche le imprese e le istituzioni italiane, sempre più spesso finite nel mirino dei criminali informatici. Un fenomeno che riguarda ormai da vicino la vita quotidiana di aziende, ospedali e semplici cittadini.
Il peggior anno dal 2011
I numeri a livello mondiale fanno impressione. Nel 2025 gli attacchi informatici gravi hanno toccato quota 5.265, con una crescita del 49 per cento rispetto all'anno precedente. Si tratta del dato più alto mai registrato da quando, nel 2011, il Clusit ha iniziato a misurare questo fenomeno.
Dietro questa escalation ci sono motivazioni diverse, dallo spionaggio industriale alla criminalità organizzata, fino a gruppi che agiscono per fini politici. Ciò che accomuna tutti è la crescente facilità con cui è possibile colpire bersagli digitali sempre più numerosi e interconnessi tra loro.
L'Italia sempre più nel mirino
In questo scenario globale, l'Italia occupa una posizione tutt'altro che marginale. Nel corso del 2025 nel nostro Paese si sono verificati 507 attacchi gravi, con un aumento del 42 per cento rispetto all'anno precedente, un ritmo di crescita persino superiore alla media mondiale.
Per avere un'idea delle proporzioni, quasi un attacco su dieci a livello planetario ha colpito un bersaglio italiano. Un dato che conferma come il nostro Paese, per il suo tessuto produttivo e la sua rilevanza economica, sia diventato un obiettivo particolarmente appetibile per i cybercriminali.
Il ransomware, arma numero uno
Tra le varie tecniche utilizzate dagli aggressori, una in particolare domina la scena. Il cosiddetto ransomware, il software malevolo che blocca i dati di una vittima chiedendo poi un riscatto per sbloccarli, rappresenta da solo circa il 37 per cento di tutti gli incidenti gravi registrati.
A preoccupare non è solo la frequenza, ma soprattutto il costo. L'impatto economico medio di ciascun attacco è cresciuto in modo netto, passando da 4,2 a 6,8 milioni di euro. In Italia, nel corso del 2026, si contano già 166 casi di ransomware, in aumento del 14 per cento.
Manifattura, sanità e Stato sotto tiro
Non tutti i settori vengono colpiti allo stesso modo. In Italia il comparto più bersagliato è quello manifatturiero, che da solo raccoglie circa il 22 per cento degli attacchi totali, un dato che riflette il peso dell'industria nell'economia nazionale.
Subito dopo si collocano due ambiti particolarmente delicati, la sanità con il 18 per cento e la pubblica amministrazione con il 16 per cento. Colpire un ospedale o un ente pubblico significa mettere a rischio servizi essenziali e i dati sensibili di milioni di cittadini.
Basta un clic: il ruolo del phishing

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, la maggior parte degli attacchi non sfrutta sofisticate falle tecnologiche. In Italia, ben il 68 per cento delle offensive è andato a segno tramite phishing e ingegneria sociale, cioè ingannando le persone anziché forzare i sistemi.
In pratica, spesso è sufficiente un clic distratto su un allegato o su un link ingannevole per aprire le porte agli aggressori. Questo significa che l'anello più debole della catena non è quasi mai la tecnologia in sé, ma il comportamento umano di chi la utilizza ogni giorno.
Difendersi si può
La buona notizia è che, proprio perché molti attacchi puntano sull'errore umano, gran parte di essi può essere prevenuta. Formazione del personale, aggiornamenti costanti dei sistemi e copie di sicurezza dei dati restano le difese più efficaci e, allo stesso tempo, spesso le più trascurate.
Il messaggio del rapporto è insomma duplice. Da un lato la minaccia cresce a ritmi preoccupanti e non va sottovalutata, dall'altro la consapevolezza e qualche buona abitudine digitale possono ancora fare una differenza enorme nel proteggere aziende, istituzioni e semplici cittadini.
Buona analisi di attacchi informatici.
Buon punto.

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