Il Salone di Parigi torna grande con oltre 100 marchi, ma la vera notizia è la presenza massiccia dei costruttori cinesi accanto a Ferrari e Lancia.
Il 12 ottobre i cancelli del Parc des Expositions Porte de Versailles si riaprono, e per la prima volta da anni non è un evento di nicchia. Oltre 100 conferme di presenza. Non parliamo di una fiera di settore riservata agli addetti ai lavori, ma di un ritorno pieno di un appuntamento che sembrava ridotto a un ricordo nostalgico per molti appassionati. La notizia che fa discutere, però, non è solo il numero di stand, ma chi c'è.
Per la prima volta in questa configurazione, la vetrina parigina ospiterà fianco a fianco i marchi storici del Vecchio Continente e una schiera impressionante di costruttori cinesi. BYD, Zeekr, Changan: nomi che fino a pochi anni fa erano confinati a nicchie esotiche, ora sono protagonisti assoluti. È il segnale più chiaro che il baricentro dell'industria automobilistica si sta spostando, e Parigi ne è la prova fisica.
Il muro cinese e la risposta europea
La lista dei partecipanti è un documento geopolitico tanto quanto industriale. Motor1 elenca senza ambiguità la presenza di BYD, Changan e Zeekr, marchi che hanno trasformato l'Europa in un laboratorio di mercato. Non è più una questione di curiosità, ma di concorrenza diretta. Questi produttori non vengono a esporre prototipi da salone, ma modelli di serie, spesso con prezzi che sfidano la logica dei listini europei.
Di fronte a questa avanzata, i marchi occidentali rispondono con orgoglio e innovazione. Lancia, che ha ritrovato una nuova identità, e smart, con la sua visione urbana, cercano di difendere il territorio. Ma la vera sorpresa è vedere quanto il mix sia cambiato: non c'è più una divisione netta tra 'grandi' e 'nuovi'. C'è un unico ring, e le regole del gioco sono cambiate drasticamente in questa edizione 2026.

Ferrari Luce: l'audacia elettrica
Mentre il Salone prepara il palcoscenico, Ferrari ha già fatto parlare di sé. Il Luce, svelato a Torino durante l'evento 'Wave by Vento', ha raccolto 1,3 miliardi di visualizzazioni globali. Un numero che fa impressione, soprattutto considerando che si tratta di un'auto elettrica, un territorio dove il marchio di Maranello è entrato con cautela e poi con decisione.
John Elkann ha difeso la scelta con fermezza, sottolineando che non c'era alcuna intenzione di costruire un'auto controversa, ma di esplorare cosa le nuove tecnologie potessero aggiungere alla tradizione Ferrari. Il progetto nasce da un'idea risale al 2017, da una conversazione con Jeff Bezos. Quella scintilla ha portato a una vettura con 1.050 cavalli, un design che rompe gli schemi e un'interazione con Jony Ive che ha definito l'estetica del modello.

La Panda che non invecchia
Lontano dai riflettori dei saloni, c'è un'auto che continua a scrivere la storia delle vendite in Italia. La Fiat Panda, ora ufficialmente 'Pandina', ha registrato 102.485 immatricolazioni nel 2025, superando di gran lunga la Dacia Sandero. Nel 2026, tra gennaio e settembre, ha già toccato le 86.378 targhe. È un record che sfiora l'incredibile per un'utilitaria.
Il segreto sta nella semplicità. Una sola motorizzazione, il tre cilindri 1.0 FireFly mild hybrid da 65 CV, e un prezzo d'ingresso che parte da 15.950 euro. Nessuna rivale si avvicina a quella cifra. La Panda dimostra che, in un mercato in calo del 2,1%, la razionalità e l'accessibilità restano i valori più forti per il consumatore italiano medio.

Stellantis e il rimbalzo produttivo
La forza della Panda si riflette nei numeri di Stellantis in Italia. Dopo due anni di calo, la produzione è in netta ripresa. Nei primi nove mesi del 2026, sono state assemblate 340.745 vetture, un aumento del 28,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il sindacato FIM Cisl prevede di chiudere l'anno a quota 450.000 unità, un traguardo significativo.
Il rimbalzo è trainato da due modelli chiave: il nuovo Jeep Compass prodotto a Melfi, con un aumento del 77,2%, e la Fiat 500 ibrida di Mirafiori, che ha visto la produzione raddoppiare del 151,1%. Questi dati confermano che la strategia di ibridazione sta funzionando, permettendo a Stellantis di mantenere operative le sue fabbriche italiane e di competere con efficacia sul mercato domestico.
Jaguar e la scommessa USA
Non solo Europa. Jaguar punta forte sugli Stati Uniti con la Type 01, una GT elettrica a quattro porte presentata a New York. Il prezzo di partenza è di 130.500 dollari, una cifra che posiziona il modello nel segmento del lusso accessibile, almeno per gli standard americani. Il design, ispirato alla Type E degli anni Sessanta, vuole richiamare l'eredità storica del marchio.
Questa mossa arriva in un momento delicato. Jaguar Land Rover sta affrontando le conseguenze di un attacco informatico che ha disturbato la produzione e sta pianificando una riduzione del personale del 10% in due anni. La scommessa sulla Type 01 è dunque anche una strategia di sopravvivenza, un tentativo di riconquistare i clienti facoltosi in un mercato dove l'elettrico fatica a decollare come in Europa.
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