Porsche stravolge la strategia: la Macan torna termica al 2028 e si prepara una supercar centrale sopra la 911. Il piano di Leiters taglia costi e volumi per difendere i margini.
Zuffenhausen ha deciso di cambiare rotta in modo netto. Non si tratta di una semplice revisione della gamma, ma di un'abbandono definitivo della corsa frenetica all'elettrico puro che aveva perso ogni senso di identità per il marchio del cavallino. Michael Leiters, arrivato per risollevarre le sorti dell'azienda dopo un 2025 disastroso con vendite crollate del 10%, ha presentato un piano che demolisce la strategia dei precedenti cinque anni. La parola chiave è 'Value over volume': meno auto vendute, ma con margini molto più alti. Per riuscirci, Porsche deve tornare a essere ciò che è sempre stata: sportiva, emotiva e disposta a bruciare benzina dove conta davvero.
Il punto che ha scosso il settore è il ritorno della Macan a combustione interna previsto per il 2028. Non è un ibrido leggero o una soluzione transitoria, ma un modello che affiancherà l'elettrica attuale con motorizzazioni termiche e plug-in. Si tratta di un'inversione completa rispetto ai piani precedenti, anche se alcuni osservatori notano che un B-Suv ICE era già nei radar. L'effetto psicologico, però, è diverso: vedere il logo Porsche su un'auto che non è solo una scatola di batterie significa che la casa torna a parlare la lingua dei clienti storici, quelli che cercano un'esperienza di guida pura e non un semplice mezzo di trasporto.
La scure di Leiters e il piano 'Sportwagenschmiede ’35'
Questa cura drastica ha un prezzo elevato, pagato in termini di posti di lavoro e struttura. Il piano prevede il taglio di 9.000 posizioni, una cifra che pesa come un macigno in un contesto industriale così specifico. Non è una razionalizzazione minore, ma un intervento chirurgico per abbassare i costi fissi e portare il break-even sotto le 200 mila vetture vendute. Fino a oggi Porsche dipendeva da volumi enormi, spinta dall'onda dell'elettrico che sembrava inesauribile. Ora, con il tracollo del 26% in Cina, il mercato che era la sua principale locomotiva si è rivelato instabile. Leiters sa che non si può più contare sui numeri per coprire i margini: deve aumentare il valore percepito di ogni singola auto che esce dalla linea.
Il nuovo piano, battezzato 'Sportwagenschmiede ’35', promette almeno un prodotto iconico ogni anno fino al 2030. Questo significa che Porsche smette di nascondersi dietro le infinite varianti di allestimento per puntare su modelli distintivi. L'obiettivo è tagliare del 20% le varianti, un'operazione che sembra semplice sulla carta ma che in un'azienda così complessa è un terremoto organizzativo. Meno modelli significa meno confusione per il cliente e, soprattutto, meno spreco di risorse in marketing e produzione. È una filosofia che richiama i tempi d'oro, quando una Porsche era una dichiarazione di intenti, non un'opzione di listino tra mille.

La Macan non muore, si trasforma
Il cuore della strategia è la Macan, che non sarà più solo elettrica come stabilito in precedenza. La generazione attuale, che era il best seller di Zuffenhausen, ha visto un crollo dei volumi che ha messo in ginocchio i conti aziendali. Leiters prevede che, una volta a regime, il nuovo modello possa fornire già dal 2029 un contributo importante a vendite e redditività, esattamente come aveva fatto la generazione precedente con i motori a combustione. Il nome Macan, rilanciato con questa forza, ha sorpreso molti perché finora i vertici avevano escluso versioni termiche del fortunato modello. Ora, però, la realtà dei mercati ha imposto la sua legge: i clienti europei e americani non sono pronti ad abbandonare il motore termico per un SUV di questo segmento.
Accanto alla Macan termica e plug-in arriveranno anche le 718 Boxster e Cayman, ma in versione esclusivamente a batteria. Questo è il vero paradosso della nuova strategia: i modelli sportivi per eccellenza, quelli che hanno fatto la storia di Porsche, diventeranno solo elettrici, mentre il SUV di massa tornerà a bruciare benzina. È una scelta che ha senso commerciale, perché le roadster hanno margini più alti e un pubblico più fedele, disposto ad accettare la tecnologia elettrica per il piacere di guida. La Macan, invece, è il volume, e il volume oggi chiede ancora la familiarità del serbatoio.

Sopra la 911: la supercar a motore centrale
E poi c'è l'asso nella manica, quello che farà sognare i puristi e far tremare i rivali. Leiters ha aperto le porte a una futura supersportiva a motore centrale posizionata sopra la 911. Non è un prototipo, non è un concept, è un'annuncia concreta di un modello che dovrebbe arrivare nei prossimi anni. Questa vettura sarà il culmine della gamma, un'auto che non ha bisogno di giustificazioni commerciali, ma che deve solo essere la migliore macchina sportiva mai costruita. È una risposta diretta alla crisi di identità che ha colpito il marchio, un modo per dire che Porsche non ha dimenticato come si costruisce una supercar, anche nell'era dell'elettrificazione.
Il posizionamento sopra la 911 è una dichiarazione di guerra a Ferrari, McLaren e Lamborghini. La 911 è stata per decenni il punto di riferimento, ma con l'arrivo di questi modelli elettrici e ibridi di nuova generazione, il gap prestazionale si sta assottigliando. Una supercar a motore centrale, probabilmente con una tecnologia ibrida di ultima generazione, potrebbe ribaltare le gerarchie. È qui che si gioca la battaglia per il futuro: non sul volume, ma sull'emozione. Se Porsche riesce a creare un'auto che fa battere il cuore come una 911 del 1973, ma con la tecnologia del 2030, avrà vinto la partita più importante: quella della fedeltà del cliente.

Il contesto: perché questa mossa ora
Tutto questo non è successo nel vuoto. Il 2025 è stato un anno di crisi profonda, con un calo delle vendite del 10% e un tracollo del 26% in Cina. Il mercato cinese, che era stato il motore della crescita per Porsche, si è rivelato instabile e imprevedibile, con la concorrenza locale che offre alternative elettriche a prezzi stracciati. In questo scenario, continuare a puntare tutto sull'elettrico di massa sarebbe stato suicida. Leiters ha capito che il momento non è quello di inseguire i volumi, ma di difendere i margini e l'identità del marchio. La cura draconiana che prevede tagli e razionalizzazioni è la risposta a un mercato che è cambiato più velocemente di quanto l'azienda fosse pronta ad adattarsi.
La filosofia 'Value over volume' è il pilastro di questa nuova era. Meno dipendenza dai numeri e più margine su ogni vettura significa che Porsche deve vendere auto che i clienti desiderano davvero, non auto che sono facili da produrre. È un ritorno alle origini, quando la Porsche era un'auto da guidare, non un'auto da possedere. Questa strategia è rischiosa, perché richiede una fiducia cieca nel fatto che il cliente sarà disposto a pagare di più per un'auto che è più sportiva e più esclusiva. Se questa scommessa non funziona, Porsche rischia di perdere la sua unicità in un oceano di SUV elettrici identici. Ma se funziona, tornerà a essere quello che è sempre stata: il punto di riferimento per chi ama le auto.
Le conseguenze per il mercato europeo
Per i clienti europei, questa svolta significa che le concessionarie Porsche torneranno a essere luoghi di emozione, non di vendita al dettaglio. La riduzione delle varianti del 20% renderà la scelta più semplice, ma anche più impegnativa. Ogni auto sarà più importante, più attesa, più desiderata. La Macan termica del 2028 sarà probabilmente la scelta più razionale per chi cerca un SUV versatile, ma la vera novità sarà la supercar sopra la 911, che posizionerà Porsche nella fascia più alta del mercato, dove i margini sono più alti e la competizione è più agguerrita.
Il taglio di 9.000 posti di lavoro è un segnale che non va sottovalutato. Anche se le vendite in Europa sono più stabili rispetto alla Cina, la struttura industriale di Porsche è globale, e le decisioni prese a Zuffenhausen hanno ripercussioni in tutto il mondo. Per i clienti italiani, questo significa che il marchio sarà più concentrato, più reattivo e, forse, più genuino. La Porsche del 2030 non sarà quella che abbiamo conosciuto negli ultimi cinque anni, ma sarà, si spera, più vicina all'idea originale di quel cavallino rampante che correva sulle strade di Stoccarda.
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