Dietro un piatto dipinto a mano ci sono secoli di storia e gesti antichi. Viaggio nella tradizione della maiolica italiana, da Deruta a Faenza fino alla Sicilia, tra terra, smalto e colore.
Prendete in mano un piatto di ceramica dipinto a mano, di quelli con i gialli caldi e i blu profondi che riconosciamo come italiani. Sembra un semplice oggetto da cucina, eppure racchiude secoli di storia, scambi tra popoli e gesti tramandati di padre in figlio. Dietro quella superficie lucida ci sono mani sapienti e forni antichi. È una di quelle tradizioni che rischiamo di non vedere più, troppo abituati a considerarle scontate, e che invece meritano di essere raccontate con attenzione.
Le mani che la città ha smesso di guardare
Nelle botteghe di ceramica si respira un tempo diverso da quello frenetico delle nostre città. Il vasaio siede al tornio come si faceva secoli fa, le dita sporche di argilla, lo sguardo fisso sulla forma che nasce sotto le sue mani. Sono mestieri che la modernità ha spinto ai margini, considerandoli lenti e poco redditizi. Eppure è proprio in quella lentezza che si nasconde un sapere prezioso, fatto di pazienza e di conoscenza della materia che nessuna macchina può davvero imitare.
Che cosa è la maiolica
Quando parliamo di ceramica artistica italiana pensiamo quasi sempre alla maiolica. Con questo termine si indica una terracotta ricoperta da uno smalto bianco opaco a base di stagno, sul quale vengono poi dipinti i decori colorati. Una volta decorato, l'oggetto riceve una vernice trasparente e viene cotto, così che i colori restino brillanti e protetti per secoli. È una tecnica raffinata, capace di trasformare la semplice argilla in una piccola opera d'arte destinata alla tavola o all'ornamento.
Un dono arrivato dal mare
La storia della maiolica è anche una storia di incontri tra culture. La tecnica dello smalto stannifero non nacque in Italia, ma arrivò dalla Spagna di dominazione islamica tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo. Le navi che commerciavano questi oggetti facevano scalo nell'isola di Maiorca, e proprio da quel nome deriverebbe la parola maiolica. Così una raffinata eredità del mondo arabo attecchì nelle botteghe italiane, dove venne assorbita, reinterpretata e portata a livelli altissimi.
Il segreto dello smalto bianco
Il cuore della maiolica sta in quello smalto bianco a base di stagno, una vera rivoluzione tecnica per l'epoca. Quel fondo opaco e luminoso funzionava come una tela candida su cui i pittori potevano stendere i loro colori con precisione. Prima della sua diffusione, decorare la terracotta grezza era molto più difficile e i risultati meno vivaci. Grazie a quella superficie perfetta, invece, gli artigiani italiani poterono trasformare piatti e vasi in raffinati supporti per la pittura.
Deruta, la città della ceramica
Tra i luoghi simbolo di questa tradizione spicca Deruta, in Umbria, dove la ceramica è al centro dell'economia locale fin dal quattordicesimo secolo. Ancora oggi circa duecentocinquanta botteghe e laboratori producono oggetti che vengono spediti in tutto il mondo. La cittadina ospita inoltre il Museo Regionale della Ceramica, il più antico museo italiano dedicato a quest'arte, che custodisce oltre seimila opere. Passeggiare per Deruta significa immergersi in una storia mai interrotta.
Faenza, un nome diventato mondiale
Se c'è una città che ha portato il nome della ceramica italiana nel mondo, quella è Faenza, in Romagna. Da questo centro deriva addirittura il termine francese faience, usato in mezza Europa per indicare proprio la terracotta smaltata. La sua produzione affonda le radici nel Medioevo e conobbe un grande splendore nel Cinquecento. Ancora oggi il centro cittadino è punteggiato da decine di botteghe, e il suo museo internazionale è un punto di riferimento per gli appassionati di tutto il pianeta.
Caltagirone e la scala barocca
Scendendo in Sicilia incontriamo Caltagirone, dove la ceramica si tinge di gusto barocco, con motivi elaborati nei toni del giallo oro, del blu e del verde. Il simbolo della città è la celebre scalinata di Santa Maria del Monte, i cui gradini sono rivestiti da mattonelle dipinte a mano, ciascuna diversa dall'altra. Caltagirone fa parte delle città tardo barocche del Val di Noto, riconosciute come patrimonio dell'umanità dall'Unesco nel duemiladue, a conferma del suo valore straordinario.
Ogni città il suo stile
Uno degli aspetti più affascinanti di questa tradizione è la varietà. Ogni centro, nel corso dei secoli, ha sviluppato una propria identità decorativa riconoscibile a colpo d'occhio. Faenza predilige motivi geometrici ed eleganti, Deruta è celebre per i suoi lustri dorati e i decori ispirati a Raffaello, Vietri sul mare punta su figure vivaci e colori accesi, mentre Castelli, in Abruzzo, ha una lunga tradizione di scene dipinte. Una mappa di stili che racconta l'Italia dei territori.
Il gesto antico del tornio

Prima di ogni decoro, però, viene la forma, e la forma nasce al tornio. Il vasaio pone un pezzo di argilla al centro del piatto rotante e, con la sola pressione delle mani bagnate, la fa salire e crescere fino a diventare un vaso o una scodella. È un gesto che sembra semplice ma richiede anni di pratica per essere padroneggiato. Una volta modellati, gli oggetti vengono lasciati asciugare lentamente, in attesa della prima cottura che li renderà solidi e pronti a essere smaltati.
Dal bianco al colore
Dopo la prima cottura, l'oggetto viene immerso nello smalto bianco e torna così a essere una tela pronta per la pittura. È qui che entra in gioco il decoratore, che con pennelli sottili traccia motivi e figure seguendo modelli antichi o inventando nuove composizioni. I colori, in questa fase, appaiono spesso spenti e opachi. Solo dopo la seconda cottura, nel calore del forno, la magia si compie e le tinte esplodono nei toni brillanti che tutti conosciamo e amiamo.
Un mestiere che resiste
In un mondo che corre verso la produzione industriale e gli oggetti usa e getta, la ceramica dipinta a mano rappresenta una forma di resistenza silenziosa. Ogni pezzo è unico, porta i piccoli segni della mano che lo ha creato e racconta una storia irripetibile. Sostenere queste botteghe significa tenere in vita non solo un prodotto, ma un intero sapere fatto di gesti, ricette dei colori e conoscenze tramandate. Significa scegliere la lentezza e la qualità contro l'anonimato della serie.
Perché vale la pena guardare
Io fotografo i mestieri antichi e le mani che la città ha smesso di guardare, e poche cose mi commuovono come vedere nascere un piatto dal nulla. La ceramica italiana non è soltanto un souvenir colorato da riportare a casa dopo una vacanza. È la testimonianza viva di secoli di storia, di scambi tra popoli e di pazienza artigiana. La prossima volta che ne avrete una tra le mani, provate a guardarla davvero. Dietro quel colore c'è un intero mondo che chiede solo di non essere dimenticato.

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