Al largo di Monasterace, sulla costa ionica calabrese, riposa un relitto del V-IV secolo avanti Cristo. Un nuovo progetto della Soprintendenza e dell'Universita della Calabria punta a studiarlo, recuperarlo e valorizzarlo.
C'e un pezzo di storia antica che riposa da secoli sul fondo del mar Ionio, al largo delle coste della Calabria. Si tratta di un relitto di grande valore, individuato di recente nelle acque profonde della regione, che oggi diventa il cuore di un ambizioso progetto scientifico dedicato al suo studio e alla sua tutela.
Un relitto nelle acque profonde dello Ionio
Secondo quanto reso noto, l'imbarcazione giace a circa cinquecento metri di profondita, nel tratto di mare antistante Monasterace, sulla costa ionica calabrese. Una collocazione che la rende difficilmente raggiungibile e che, al tempo stesso, ne ha probabilmente favorito la conservazione, lontano dagli agenti che di solito rovinano i reperti.
Il ritrovamento risale al 2023, ma soltanto ora prende forma un percorso strutturato per studiarlo in modo approfondito. La vicenda e stata al centro di una presentazione pubblica, segno dell'attenzione crescente che le istituzioni riservano al patrimonio custodito sotto la superficie del mare, spesso invisibile e poco raccontato.
Una nave che attraversa i secoli
Stando alle informazioni diffuse, la nave risalirebbe a un periodo compreso tra il quinto e il quarto secolo avanti Cristo. Parliamo quindi di un'imbarcazione di circa venticinque secoli fa, testimone di un'epoca in cui il Mediterraneo era gia solcato da rotte commerciali fitte e da scambi continui tra popoli diversi.
In quei secoli le coste della Calabria erano parte integrante della cosiddetta Magna Grecia, l'insieme delle colonie fondate dai Greci nell'Italia meridionale. Un relitto di quel periodo, in queste acque, rappresenta dunque una finestra preziosa sui commerci, sulle tecniche e sulla vita quotidiana di un mondo ormai lontano.
Il progetto Altofondale
Al centro dell'iniziativa c'e un progetto dal nome eloquente, chiamato 'Altofondale: tutela, conoscenza, ricerca e nuove prospettive'. L'obiettivo dichiarato e quello di studiare il relitto e di lavorare al suo recupero, al restauro e alla valorizzazione, mettendo a sistema competenze e professionalita diverse.
A occuparsene sono la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Citta Metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia, insieme all'Universita della Calabria. Un lavoro di squadra che unisce la tutela istituzionale del patrimonio alla ricerca scientifica applicata ai beni culturali.
Il carico di ceramiche antiche

Tra i reperti individuati nel relitto, un ruolo di primo piano spetta alle ceramiche di epoca antica. Sono proprio questi manufatti a poter raccontare molto della storia della nave, del suo carico e delle rotte che percorreva prima di finire i suoi giorni adagiata sul fondale marino.
Il gruppo di ricerca dell'Universita della Calabria, secondo quanto comunicato, si dedichera a studiare e caratterizzare questi reperti ceramici. L'obiettivo e ricostruirne la provenienza e comprendere le tecniche impiegate per realizzarli, cosi da collocarli con precisione all'interno dei contesti produttivi dell'antichita.
La guida scientifica del lavoro
Il coordinamento del gruppo di ricerca sui beni culturali e affidato al professor Mauro La Russa, direttore del Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra dell'ateneo calabrese. Una figura che rappresenta il ponte tra il mondo accademico e la salvaguardia concreta del patrimonio del territorio.
Un grande progetto nazionale
La rilevanza dell'iniziativa e confermata dal suo inserimento nel Piano Strategico 'Grandi Progetti Beni Culturali' del Ministero della Cultura. Un riconoscimento che colloca il relitto di Monasterace tra gli interventi ritenuti prioritari per la conoscenza e la tutela del patrimonio culturale italiano.
Rientrare in questo tipo di programmazione significa poter contare su un sostegno mirato per le operazioni di recupero, restauro e valorizzazione. Un elemento non secondario, se si considera quanto siano complesse e costose le attivita archeologiche condotte a grandi profondita, lontano dalla portata dei subacquei.
La sfida degli abissi
Lavorare a cinquecento metri sotto la superficie del mare non e affatto semplice. A quelle profondita l'intervento umano diretto risulta quasi impossibile e diventa indispensabile ricorrere a tecnologie avanzate, capaci di osservare e documentare con precisione cio che si trova depositato sul fondale.
Un patrimonio da custodire
Il percorso appena avviato promette di restituire, nei prossimi anni, un quadro sempre piu ricco su questa nave e sul suo carico. Una storia sommersa che torna lentamente alla luce e che ricorda quanto il mare, oltre a dividere, abbia da sempre unito culture e popoli lontani tra loro.
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