Una nuova legge riserva le parole artigiano e artigianale solo alle imprese iscritte all'Albo. Confartigianato stima 850 mila falsi artigiani, con sanzioni fino all'1 per cento del fatturato.
Nel mondo della moda italiana, la parola artigianale ha un peso enorme. Evoca mani esperte, botteghe e una qualità che il resto del mondo ci invidia. Proprio per questo, una nuova legge vuole ora difenderla dagli abusi.
Il provvedimento punta a mettere ordine in un settore delicato. L'obiettivo è impedire che il termine artigiano venga usato da chi in realtà non lo è, sfruttando il prestigio del Made in Italy senza averne i requisiti.
Che cosa prevede la legge
Secondo quanto riportato, la norma riserva l'uso delle parole artigianato, artigiano e artigianale soltanto alle imprese in possesso della qualifica artigiana e iscritte all'apposito Albo presso le Camere di Commercio.
In pratica, non basta più dichiararsi artigiani per poterlo scrivere su un prodotto o in una pubblicità. Chi vuole fregiarsi di quella parola deve poterlo dimostrare con una precisa e verificabile iscrizione ufficiale.
La legge, che secondo le informazioni disponibili è in vigore dal 7 aprile 2026, rientra nel più ampio quadro delle norme pensate per tutelare il Made in Italy e la sua reputazione nei mercati di tutto il mondo.
Il problema dei falsi artigiani

Il fenomeno che la legge vuole colpire è tutt'altro che marginale. Secondo le stime di Confartigianato, in Italia ci sarebbero almeno 850 mila falsi artigiani che ingannano i consumatori e creano una concorrenza sleale.
A farne le spese sono le realtà autentiche. Le imprese artigiane in regola sono circa 588 mila e operano in settori particolarmente esposti, che vanno dall'alimentare fino alla moda e all'abbigliamento di qualità.
Per chi lavora davvero con le proprie mani, la posta in gioco è molto alta. Ogni prodotto spacciato per artigianale senza esserlo toglie valore al lavoro vero e confonde chi cerca qualità e autenticità reale.
Sanzioni salate per chi bara
La legge non si limita a definire le regole, ma prevede anche conseguenze concrete. Per ogni violazione è stabilita una sanzione amministrativa pari all'1 per cento del fatturato dell'azienda coinvolta nell'abuso.
Esiste inoltre una soglia minima piuttosto severa. L'importo non può comunque scendere sotto i 25 mila euro per ciascuna violazione, un deterrente pensato per scoraggiare gli abusi oggi più diffusi sul mercato.
Il nodo dei controlli
C'è però un aspetto che preoccupa le associazioni di categoria. Il rischio, viene sottolineato, è che la legge resti soltanto sulla carta se le Regioni non la applicheranno in modo davvero rapido ed efficace.
Sono infatti gli enti territoriali a dover irrogare le sanzioni e ad adeguare le proprie norme a quelle nazionali. Senza controlli reali, avvertono gli artigiani, la tutela rischia di rimanere puramente teorica.
Perché riguarda da vicino la moda
Per il settore della moda la questione è particolarmente sentita. Gran parte del fascino del lusso italiano si fonda proprio sull'idea di un savoir faire artigianale che nessuna produzione di massa può davvero replicare.
Difendere quella parola significa quindi difendere un intero modello. In un mercato affollato di imitazioni, poter distinguere il vero artigianato diventa un valore economico oltre che profondamente culturale.
La sfida, adesso, si sposta dalla teoria alla pratica. La legge esiste, ma il suo successo dipenderà da quanto seriamente verrà fatta rispettare, a tutela di chi il Made in Italy lo costruisce ogni giorno.
Ottima copertura su Made in Italy.

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