Settembre 2026: Azimut e Mediolanum battono ogni record. I mercati privati trainano la crescita mentre la consulenza diventa la vera leva competitiva.
683 milioni di euro raccolti in un solo mese. Il dato di Azimut per settembre non è solo un numero, è un terremoto nel settore. L'Italia non sta più parcheggiando liquidità o inseguendo bond di stato: la domanda si è spostata bruscamente verso la gestione attiva. Il vecchio modello, fatto di prudenza passiva, è morto. Ora i clienti vogliono consulenza, vogliono decisioni. Il cambiamento è netto e irreversibile.
Il quadro cumulato da inizio anno lo conferma: 10,9 miliardi di euro totali. Non è un picco isolato, non è il frutto di un singolo evento. È un trend strutturale che sta erodendo quote di mercato che un tempo appartenevano al risparmio amministrato. Le grandi SGR avevano previsto questa migrazione, ma forse non con tale violenza. La velocità con cui il capitale si sposta dalla carta bollata ai fondi attivi sta sorprendendo anche gli ottimisti più convinti.
Per leggere la salute reale del settore, serve guardare oltre le masse gestite. Se i mercati salgono, le masse crescono da sole, è un effetto passivo. Il vero indicatore è la raccolta netta. Se è positiva e costante, significa che i soldi stanno fisicamente cambiando proprietario. Nel 2026, questo flusso è regolare, quasi meccanico. Chi osserva il settore italiano deve smettere di confondere l'apprezzamento di portafoglio con l'ingresso di nuovo capitale. Sono due cose diverse, e la seconda è quella che conta davvero.
Il motore nascosto: i mercati privati
C'è un dettaglio nei numeri di Azimut che spiega tutto. Dei 683 milioni raccolti a settembre, 459 provengono dai mercati privati. Parliamo di quasi il 70% del totale mensile. Non è un aneddoto, è il cuore del business. Il centro di gravità del risparmio gestito italiano si è spostato in modo definitivo verso strumenti non quotati. I mercati tradizionali sono diventati un'ancilla, non il motore.
Private equity, private debt, infrastrutture: non sono più nicchie per fondi pensione o miliardari. Sono il pilastro della crescita per le grandi società di gestione. La liquidità dei mercati azionari, percepita come troppo volatile e ciclica, ha perso appeal. I clienti cercano rendimenti stabili, meno correlati alle borse. Per l'investitore finale, questo significa diversificazione reale e una protezione dal rischio di mercato a breve termine che i portafogli tradizionali non offrono più.
La strategia di Azimut, che ha generato 5,9 miliardi di euro di attività globali in nove mesi, è perfettamente allineata a questa logica. Il target strategico non è più il beta di mercato, ma la selezione delle opportunità private. Chi ha accesso a questi flussi di capitale ha un vantaggio competitivo enorme. La capacità di strutturare deal complessi e gestire portafogli illiquidi sta diventando la nuova frontiera della gestione patrimoniale in Italia.

La Turchia: un caso a parte
Non tutto è rose e fiori. Nel commento di Alessandro Zambotti, CEO e CFO di Azimut, emerge un dato che fa male: 695 milioni di euro di deflussi in Turchia durante settembre. Una cifra mostruosa, che ha quasi cancellato l'intero apporto positivo del mese. Se non fosse stato per il contributo eccezionale dei mercati privati e dell'Italia, il bilancio sarebbe stato rosso. La Turchia resta un'area a rischio, dove la fiducia vacilla e i capitali fuggono.
Zambotti attribuisce questi movimenti a fattori macroeconomici locali, ma la sostanza è chiara: la volatilità di certe aree geografiche può erodere rapidamente i profitti. Questo è il rischio di un modello globalizzato: un crollo in un singolo mercato può minare l'intero portafoglio. La gestione del rischio non è solo una questione di asset allocation, ma anche di selezione geografica. In Turchia, la fiducia è fragile, e questo si riflette nei numeri.

Mediolanum e la qualità della raccolta
Dal fronte di Banca Mediolanum, il quadro è coerente ma con sfumature diverse. La banca ha chiuso settembre con una raccolta netta totale di 1,07 miliardi di euro, portando il dato da inizio anno a 9,52 miliardi. Il dato più interessante, però, è la componente del risparmio gestito: 675 milioni nel solo mese, con un totale di 7,24 miliardi nei primi nove mesi. I numeri sono solidi, ma la storia è nella qualità di come sono stati raccolti.
Massimo Doris, amministratore delegato della banca, insiste su un punto specifico: la qualità. Non si tratta solo di volume, ma di come quel volume è stato raccolto. La crescita della componente ricorrente, ovvero i piani di investimento graduali e costanti, è il segnale di una clientela che non specula ma costruisce patrimonio. È una differenza sottile ma fondamentale: un cliente che versa 1.000 euro al mese per vent'anni è più prezioso e stabile per la banca di uno che investe 100.000 euro una tantum e poi sparisce. La fedeltà batte la liquidità.
Inoltre, l'attività nei finanziamenti continua a sostenere il modello di business, con 396 milioni di nuovi prestiti erogati a settembre. La sinergia tra consulenza patrimoniale e credito al consumo o all'impresa rimane il cuore del modello bancario italiano. Non è una semplice somma di servizi, ma un ecosistema che si adatta con successo alle nuove esigenze di protezione e crescita del capitale. La banca non è più solo un erogatore di credito, è un partner di vita.

Il ruolo della consulenza nel 2026
Cosa spinge davvero questi numeri? Non è solo la ricerca di rendimento. È la consapevolezza, sempre più diffusa, che gestire un patrimonio non è più un'attività marginale ma un processo continuo che richiede competenza. I clienti italiani, soprattutto la fascia dei Family Banker, stanno chiedendo risposte su temi complessi: come prepararsi a una vita più lunga, come costruire una previdenza integrativa solida, come proteggere la famiglia dai rischi di mercato. La domanda è diventata sofisticata, e la risposta deve essere alla sua altezza.
In questo contesto, la figura del consulente finanziario si trasforma da semplice venditore di prodotti a architetto di soluzioni. La raccolta netta positiva che vediamo nelle report di Azimut e Mediolanum è il risultato diretto di questa relazione di fiducia. I clienti si fidano perché percepiscono un presidio costante del rischio e una trasparenza che in passato non sempre era garantita. La consulenza non è più un costo, è un valore aggiunto che giustifica i fee.
Il settore si sta professionalizzando a ritmi vertiginosi. L'ingresso di professionisti di alto profilo, come il recente arrivo di Pietro Cesare Solidoro in Symphonia Sgr, dimostra che le società di gestione competono non solo sui prodotti ma sulle competenze di ricerca e analisi. La selezione rigorosa delle opportunità di investimento diventa il vero differenziale competitivo. Il mercato premia chi riesce a mantenere performance stabili nel tempo, anche in fasi di incertezza come quella che ha colpito la Turchia. La competenza è la nuova valuta.
Prospettive e sfide future
Guardando avanti, la sfida per i big player del risparmio gestito italiano sarà quella di gestire questa crescita senza perdere la qualità. L'aumento delle masse, che per Azimut supera i 158,9 miliardi di euro, comporta una responsabilità enorme: ogni euro raccolto è un impegno verso il cliente. La capacità di generare alfa, ovvero rendimenti aggiuntivi rispetto al mercato, sarà il vero banco di prova. Non basta più essere grandi, bisogna essere bravi.
I mercati privati offrono opportunità interessanti, ma richiedono una due diligence profonda. Non tutti i fondi sono uguali, e la distinzione tra un buon gestore e uno mediocre si vede solo nel lungo periodo, quando i cicli economici cambiano. In questo senso, la stabilità finanziaria dei gruppi, come quella dimostrata da Ansaldo Energia con il suo rifinanziamento da 470 milioni, è un prerequisito per poter operare con efficienza e sicurezza in questo mercato complesso. La solidità è la base di ogni strategia vincente.
Il 2026 si conferma un anno di svolta per il risparmio gestito italiano. I numeri parlano chiaro: la domanda è forte, la consulenza è apprezzata e i mercati privati sono il nuovo standard. Chi riuscirà a bilanciare crescita e qualità emergerà come leader indiscusso di un settore che sta cambiando il volto della finanza personale in Italia. La partita è aperta, ma i vincitori si stanno già delineando.
Domande frequenti

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