Sono milioni gli oriundi che tornano in Italia per riscoprire i luoghi dei propri avi. Un fenomeno in crescita, con soggiorni lunghi e alta capacità di spesa, che punta a valorizzare i piccoli borghi.
C'è una forma di turismo che negli ultimi anni sta crescendo con particolare intensità e che ha un valore diverso da tutti gli altri. È il cosiddetto turismo delle radici, il viaggio di chi torna in Italia non per visitare le solite mete, ma per ritrovare i luoghi da cui provengono i propri antenati.
Si tratta di milioni di persone sparse per il mondo che, spinte dal desiderio di riscoprire le proprie origini, scelgono di raggiungere i paesi e i borghi da cui un tempo partirono i loro nonni o bisnonni. Un fenomeno che unisce la memoria familiare a un forte impatto economico e sociale sui territori.
Oltre 7,4 milioni di viaggiatori
I numeri raccontano bene la portata del fenomeno. Secondo il Ministero degli Esteri, come riportato dalla stampa, nel 2026 sono previsti oltre 7,4 milioni di viaggiatori legati al turismo delle radici, in crescita rispetto agli oltre 7 milioni di presenze registrate nel corso del 2025.
Anche il valore economico è considerevole. Sempre secondo le valutazioni del Ministero degli Esteri, nel 2025 la spesa generata ha superato i 5 miliardi di euro, una cifra destinata a crescere ancora nel 2026 e che, secondo le stime, avrebbe un potenziale futuro di circa 8 miliardi di euro all'anno.
Un bacino di decine di milioni
Il potenziale di questo turismo è enorme se si guarda al numero di persone coinvolgibili. Secondo quanto riportato, nel mondo vivono tra i 60 e gli 80 milioni di persone con origini italiane, un bacino vastissimo distribuito su più continenti e su diverse generazioni di discendenti.
Sono soprattutto i figli e i nipoti degli emigrati di un tempo a rimettersi in viaggio verso l'Italia. Per molti di loro il ritorno nei luoghi di famiglia rappresenta un modo per ricucire un legame con la propria storia e per riscoprire una parte importante della loro identità personale.
Chi sono i turisti di ritorno
Dal punto di vista del profilo, i cosiddetti turisti di ritorno presentano caratteristiche molto interessanti per il settore. Secondo il Ministero degli Esteri, si tratta di viaggiatori con un'alta capacità di spesa, disposti a investire per vivere pienamente l'esperienza del ritorno alle origini.
A colpire è soprattutto la durata dei loro soggiorni. Sempre secondo le informazioni riportate, la permanenza media si aggira intorno ai 10 giorni, un valore circa tre volte superiore a quello dei turisti tradizionali, e spesso si concentra in periodi meno affollati dell'anno.
Il legame con il territorio

Il turismo delle radici, però, non si misura soltanto in cifre. Al centro di questi viaggi c'è il legame profondo con il territorio, con le tradizioni locali e con la cultura dei luoghi di origine, elementi che rendono l'esperienza diversa da una qualsiasi altra vacanza.
Chi torna nei paesi dei propri avi cerca spesso i sapori, i mestieri e le abitudini tramandati in famiglia. È un turismo lento e personale, che porta i visitatori a fermarsi più a lungo e a entrare in contatto diretto con le comunità locali dei piccoli centri dell'entroterra.
Le regioni più ricercate
Alcuni territori risultano particolarmente coinvolti da questo movimento. Secondo quanto riportato, tra le regioni più ricercate figurano il Veneto, l'Emilia-Romagna, il Lazio e la Campania, aree storicamente segnate da forti flussi migratori verso l'estero nel corso del Novecento.
A queste si aggiungono altre regioni del Centro e del Sud. Sempre secondo le informazioni disponibili, tra le mete più cercate ci sono anche la Sicilia, la Calabria, l'Abruzzo e la Puglia, terre da cui in passato partirono moltissime famiglie in cerca di fortuna oltre oceano.
Borghi e destagionalizzazione
Il fenomeno ha attirato l'attenzione anche delle istituzioni per le sue ricadute positive. Secondo quanto riferito, tra gli obiettivi strategici figurano la valorizzazione dei piccoli borghi, la destagionalizzazione dei flussi turistici e il sostegno allo sviluppo economico dei territori interni.
Tra memoria, identità e opportunità economiche, il turismo delle radici si conferma una risorsa preziosa e ancora in gran parte da sviluppare. Un ponte tra l'Italia e i suoi discendenti nel mondo che, viaggio dopo viaggio, continua a riavvicinare intere generazioni ai luoghi delle proprie origini.
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