Il Monte dei Paschi di Siena ha annunciato offerte pubbliche di scambio per circa 34 miliardi di euro su Banco BPM e Banca Generali, con l'obiettivo di creare un terzo grande polo bancario italiano.
Il settore bancario italiano sta vivendo una fase di grande fermento, segnata da una serie di operazioni che potrebbero ridisegnarne completamente gli equilibri. Al centro della scena si trova una delle istituzioni più antiche del mondo, il Monte dei Paschi di Siena.
La banca senese, fondata secoli fa e considerata la più antica ancora in attività, ha deciso di giocare un ruolo da protagonista. Con una mossa ambiziosa, punta a trasformarsi da possibile preda a vero e proprio motore del consolidamento del credito in Italia.
Un'offerta da 34 miliardi

Il Monte dei Paschi ha annunciato due offerte pubbliche di scambio rivolte a Banco BPM e a Banca Generali. Il valore complessivo dell'operazione si aggira intorno ai 34 miliardi di euro, una cifra che dà bene la misura delle ambizioni della banca toscana.
Nel dettaglio, l'offerta per Banco BPM è valutata circa 25,3 miliardi di euro, mentre quella per Banca Generali si attesta intorno agli 8,72 miliardi. Si tratta di operazioni interamente basate sullo scambio di azioni, senza alcuna componente in denaro.
Il progetto del terzo polo
L'obiettivo dichiarato di questa manovra è la creazione di un grande gruppo bancario. Secondo l'amministratore delegato Luigi Lovaglio, l'entità risultante avrebbe una capitalizzazione di mercato di circa 80 miliardi di euro, entrando così tra le prime dieci banche europee.
L'idea di fondo è quella di costruire un cosiddetto terzo polo del credito. Un soggetto capace di affiancarsi ai due colossi che oggi dominano il mercato italiano, ovvero Intesa Sanpaolo e UniCredit, aumentando in questo modo la concorrenza nel settore.
La difesa dall'offerta di Intesa
Questa mossa non nasce nel vuoto, ma si inserisce in una vera e propria partita a scacchi tra i grandi istituti. Il Monte dei Paschi si trova infatti a doversi difendere da un'offerta lanciata nei suoi confronti da Intesa Sanpaolo.
Nel giugno del 2026, Intesa Sanpaolo aveva presentato un'offerta per rilevare il Monte dei Paschi, valutata circa 30,6 miliardi di euro. Rispondendo con le proprie offerte, la banca senese cerca ora di rafforzare la propria autonomia e il proprio ruolo sul mercato.
Come cambierebbero gli assetti
Se le offerte andassero a buon fine, la composizione del nuovo gruppo sarebbe già ben definita. Gli attuali azionisti del Monte dei Paschi manterrebbero circa il 50,1 per cento del capitale della società risultante dalla fusione.
La parte restante verrebbe suddivisa tra gli azionisti delle altre due realtà coinvolte. Ai soci di Banco BPM andrebbe circa il 37,2 per cento, mentre agli azionisti di Banca Generali spetterebbe una quota pari al 12,7 per cento del totale.
Il sostegno della politica
Un elemento importante di questa vicenda è il ruolo del governo. L'esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha sostenuto la strategia autonoma del Monte dei Paschi, vedendo con favore la nascita di un nuovo grande gruppo bancario a guida italiana.
Allo stesso tempo, il governo si era mostrato contrario ai precedenti tentativi di acquisizione portati avanti da UniCredit. Questo orientamento riflette la volontà di mantenere solidi centri decisionali del credito all'interno dei confini nazionali.
Cosa succede adesso
I tempi dell'operazione sono ormai delineati. Il periodo di adesione alle offerte dovrebbe prendere il via all'inizio di dicembre del 2026 e concludersi intorno all'inizio di febbraio del 2027, quando si conoscerà l'esito finale della partita.
Molto dipenderà dalla risposta degli azionisti e dalle eventuali contromosse dei concorrenti. Quel che è certo è che il panorama bancario italiano si prepara a cambiare volto, in una delle stagioni di fusioni più intense degli ultimi anni.
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