Stretti dalla morsa del dopo halving, i minatori di Bitcoin stanno cambiando pelle e riconvertono i loro impianti verso l'intelligenza artificiale. Numeri della potenza di calcolo, economia della rete e svolta verso i data center, tutto sulla base di dati pubblicati.
Dietro ogni transazione in Bitcoin si nasconde un esercito invisibile di macchine che divorano quantità enormi di energia elettrica per far funzionare la rete. Nel 2026, però, questo mondo è attraversato da una vera e propria rivoluzione: stretti dalla morsa dei conti, i minatori stanno reinventando profondamente il loro mestiere.
In questo articolo proviamo a raccontare con ordine che cosa sta accadendo al mining di Bitcoin: i numeri della potenza di calcolo, la stretta economica che segue l'ultimo halving e la sorprendente svolta verso l'intelligenza artificiale. Ci basiamo esclusivamente su dati già pubblicati, senza aggiungere nulla di nostro.
Una potenza di calcolo mai vista

Partiamo dalle dimensioni del fenomeno. Secondo quanto riportato, a giugno 2026 la potenza di calcolo della rete ha toccato 830,22 EH/s, circa il 35% in più rispetto ai livelli di inizio 2025. Con un valore che si avvicina a 1 ZH/s, la rete consumerebbe tra i 350 e i 420 GWh al giorno, ovvero circa 128 TWh l'anno.
La stretta del dopo halving
Questa corsa alla potenza ha però un prezzo. Secondo quanto riportato, dopo l'halving del 2024 il valore dell'elettricità consumata dalle macchine è calato bruscamente: sempre più calcolo insegue sempre meno monete per blocco, e solo chi dispone di energia sotto i tre centesimi riesce oggi a guadagnare in modo affidabile. A luglio 2026 la redditività si aggirava intorno ai 29 dollari per PH/s al giorno.
Il paradosso è evidente. Secondo quanto riportato, pur avendo il Bitcoin toccato nuovi massimi storici oltre i 123.500 dollari, la potenza di calcolo è cresciuta in modo sproporzionato, spingendo la difficoltà a livelli record e la redditività ai minimi. Prezzo alto, insomma, ma mining sempre più difficile e costoso.
La svolta verso l'intelligenza artificiale
Ed è qui che entra in scena la mossa più clamorosa. Secondo quanto riportato, i crescenti costi dell'energia stanno spingendo i minatori a riconvertire i propri impianti verso il calcolo ad alte prestazioni e i data center per l'intelligenza artificiale. Già a inizio 2026 i contratti firmati in questo campo avrebbero superato i 70 miliardi di dollari.
I conti spiegano bene la scelta. Secondo quanto riportato, la società HIVE ha stimato che appena 10 MW di schede grafiche Nvidia H100 possono generare ricavi paragonabili a quelli di 100 MW di capacità dedicata al mining. Di fronte a numeri simili, dedicare energia a un'attività così volatile invece che a contratti pluriennali a tariffa fissa è diventato insostenibile.
Un intero settore che cambia pelle
Non si tratta di casi isolati, ma di una trasformazione di sistema. Secondo quanto riportato, gli analisti di Bernstein sostengono che ogni grande minatore quotato negli Stati Uniti si sia già mosso in qualche forma verso i data center per l'intelligenza artificiale, e circa il 70% delle società di mining includerebbe ormai queste infrastrutture nei propri piani.
Le strategie, poi, si fanno sempre più ambiziose. Secondo quanto riportato, molti operatori puntano sull'integrazione verticale, arrivando a possedere direttamente centrali elettriche e data center per ridurre l'esposizione ai prezzi dell'energia. Tra i maggiori minatori quotati figurano Marathon Digital, seguita da CleanSpark, Riot Platforms e Core Scientific.
Cosa significa per il Bitcoin
Resta però una domanda di fondo. Diversificando i ricavi, i minatori diventano probabilmente più solidi e meno in balìa dei capricci del prezzo, il che è una buona notizia. Ma se l'intelligenza artificiale paga meglio, c'è chi si chiede se continueranno a dedicare la stessa energia a proteggere la rete, che dalla loro potenza dipende in modo diretto.
C'è poi il capitolo ambientale, da sempre delicato. La fame di energia del mining è stata a lungo criticata, e la svolta verso l'intelligenza artificiale riutilizza quelle stesse infrastrutture. Anche il calcolo per i modelli, però, consuma moltissimo: il dibattito sull'energia, insomma, non scompare, ma semplicemente cambia forma e destinatario.
Uno sguardo agli investitori
Tutto questo cambia anche il modo di guardare a queste aziende. Le società di mining non sono più una scommessa pura sul Bitcoin, ma titoli ibridi a metà tra criptovalute e infrastrutture per l'intelligenza artificiale. Capire quale sia il mix reale diventa essenziale, perché la volatilità, come sempre in questo mondo, resta dietro l'angolo.
In fondo, le stesse macchine che un tempo inseguivano soltanto il Bitcoin oggi addestrano sempre più spesso i modelli di intelligenza artificiale. È una reinvenzione silenziosa: gli stessi capannoni, una nuova destinazione. Se questo rafforzi o indebolisca la spina dorsale delle criptovalute è forse la vera domanda aperta del 2026.
hashrate: trattato meglio che altrove.
Assolutamente.

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