Dati FIM CISL 2026: +28,3% di produzione. Melfi raddoppia con la Compass, Mirafiori esplode con la 500 ibrida. Il quadro resta fragile e dipendente da pochi modelli.
379.706 vetture. È il peso del 2025 che ancora preme sulle spalle del gruppo. Due anni di calo ininterrotto avevano trasformato la produzione italiana in un problema cronico, con piani industriali che faticavano a rincorrere una domanda in calo e costi operativi che non si abbassavano. Per chi segue i flussi di Tavares, sembrava che la contrazione fosse diventata la nuova normalità, un destino ineluttabile per le nostre fabbriche.
Poi arrivano i primi nove mesi del 2026 e il segno cambia. Non è più la storia della decadenza, ma quella di una risalita che, pur essendo ancora zoppicante e disomogenea, ha invertito la rotta. La produzione italiana cresce di nuovo, spinta da nuovi modelli che finalmente escono dalle linee. Ma dietro questo rimbalzo statistico c'è una realtà frammentata: alcune piante festeggiano, altre restano in apnea. Serve guardare i numeri senza lenti ingrandenti, evitando la trappola di un ottimismo che non regge al confronto con i reparti.
Il dato aggregato che cambia il quadro
Le stime FIM CISL parlano di circa 450.000 veicoli assemblati in Italia entro fine anno. Un salto netto rispetto al 2025, che segna il primo aumento annuale dopo due anni di flessione. Non è un dettaglio da poco: in un contesto di concorrenza asiatica feroce, Stellantis doveva dimostrare che la sua base europea era ancora vitale, non un relitto da liquidare.
La vera notizia, però, è la velocità di questa risalita. Nei primi nove mesi del 2026 sono scese dalle linee 340.745 vetture, un balzo del 28,3% sullo stesso periodo dell'anno precedente. La ripartizione racconta tutto: le auto passeggeri sono salite del 36,7% a quota 206.945 unità, mentre i commerciali hanno fatto +17,3% a 133.800 unità. Numeri che indicano come il mercato stia rispondendo, finalmente, ai nuovi prodotti proposti.

Melfi e la resurrezione della Jeep Compass
Se si cerca il cuore pulsante di questa ripresa, lo si trova a Melfi. Qui la produzione è esplosa con un aumento del 77,2% rispetto al 2025. Il merito è quasi interamente della nuova Jeep Compass, che ha risolto il nodo dei volumi che affliggeva lo stabilimento pugliese. Il lancio di questo modello è stato cruciale per stabilizzare l'occupazione e i flussi produttivi in un'area economicamente sensibile.
La Compass non è solo un'auto, è una leva economica. Il suo successo ha permesso a Melfi di tornare ai livelli di capacità che il territorio si aspettava da tempo. Non si tratta di un picco transitorio, ma di una stabilizzazione che dovrebbe garantire continuità nei prossimi anni. Per i lavoratori e per l'economia locale, questo dato vale più di qualsiasi dichiarazione di intenti da parte della dirigenza.

Mirafiori e la scommessa sulla 500 ibrida
A Torino la storia è diversa ma altrettanto impressionante. Lo stabilimento di Mirafiori ha registrato un balzo del 151,1% nella produzione nei primi nove mesi. Il motore di questa crescita è la Fiat 500 ibrida, un modello strategico per mantenere attiva la piattaforma produttiva turinese. Stellantis ha scelto di produrre qui sia la versione elettrica sia quella ibrida, una decisione che ha salvato la linea dall'oblio.
La 500 ibrida rappresenta un compromesso necessario in un mercato che non è ancora pronto per l'elettrico puro in tutte le fasce. Per Mirafiori, questo significa continuare a produrre auto e trasmissioni, mantenendo viva la competenza meccanica di un sito storico. È una scommessa che sta pagando, almeno in termini di volumi, anche se resta da vedere se la domanda si manterrà alta nel lungo periodo.

Le ombre dietro i numeri in crescita
Nonostante i dati aggregati siano positivi, sarebbe ingenuo parlare di una ripresa completa. La produzione resta al di sotto dei livelli pre-crisi e alcune fabbriche continuano a soffrire per la mancanza di volumi sufficienti. Il rimbalzo è trainato da pochi modelli di successo, creando una dipendenza pericolosa se uno di questi dovesse perdere competitività. La Fiat Panda ha aiutato a compensare le debolezze altrove, ma non basta a garantire la stabilità di tutto il sistema.
Il rischio è che questa crescita sia fragile e concentrata. Se la domanda per la Compass o la 500 dovesse calare, le fabbriche che non hanno altri programmi in linea si ritroverebbero di nuovo in difficoltà. La diversificazione della gamma è lenta e i nuovi modelli richiedono tempo per maturare. Quindi, mentre celebriamo il ritorno alla crescita, dobbiamo ricordare che la battaglia per la sopravvivenza industriale in Italia non è ancora vinta.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Il 2026 si chiuderà probabilmente con un record di produzione, ma il vero test arriverà nel 2027. Stellantis dovrà dimostrare di poter sostenere questi volumi senza dipendere esclusivamente da due modelli. Il piano industriale prevede l'introduzione di nuovi programmi, ma per ora il mercato guarda con scetticismo alla capacità del gruppo di innovare in tempi rapidi.
Per gli operai e per le istituzioni, la speranza è che questi numeri diventino una base solida e non un'eccezione temporanea. La prossima mossa sarà decisiva: riuscirà il gruppo a trasformare questa ripresa in una strategia duratura? I prossimi saloni e lanci lo diranno, ma intanto, per il 2026, possiamo dire che il peggio è alle spalle. Per ora.
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