Dietro l'aspetto buffo e quasi peluche di un bruco peloso si nasconde un sofisticato sistema di difesa. Molte specie usano i peli per scoraggiare i predatori, e in Italia la più temuta e la processionaria del pino, i cui peli urticanti sono pericolosi per le persone e soprattutto per i cani, e che a
Passeggiando in un prato o lungo il margine di un bosco, capita spesso di incontrare un bruco ricoperto di lunghi peli colorati, che avanza lentamente su una foglia o su un filo d'erba. Dietro il suo aspetto buffo e quasi peluche si nasconde però una storia sorprendente, fatta di trasformazioni straordinarie e di difese davvero ingegnose.
Solo una fase della vita

La prima cosa da ricordare è che un bruco non è un animale a sé stante, ma soltanto una fase nella vita di una farfalla o di una falena. Dopo essere uscito dall'uovo, il bruco ha un unico grande compito, ovvero mangiare il più possibile per crescere in fretta e accumulare le energie necessarie alla futura trasformazione.
Proprio per questo motivo i bruchi sono quasi sempre instancabili divoratori di foglie. Passano gran parte del loro tempo a nutrirsi, aumentando di dimensioni giorno dopo giorno, fino al momento in cui si racchiuderanno in un bozzolo o in una crisalide per compiere la loro celebre e affascinante metamorfosi.
Peli che non sono solo decorazione
Molti bruchi, però, non sono affatto indifesi come potrebbero sembrare. Un gran numero di specie ha sviluppato una fitta copertura di peli, che a prima vista può apparire soltanto un ornamento, ma che in realtà rappresenta un vero e proprio sistema di difesa contro i predatori sempre affamati.
Questi peli rendono il bruco poco appetibile e piuttosto difficile da inghiottire per gli uccelli e per altri animali. In alcune specie, inoltre, i colori accesi funzionano come un chiaro segnale di avvertimento, un modo per dire in anticipo ai possibili nemici che quel piccolo animale è meglio lasciarlo perdere.
La temuta processionaria
In Italia il caso più famoso e temuto è senza dubbio quello della processionaria del pino, il cui nome scientifico è Thaumetopoea pityocampa. Questo bruco usa come arma numerosi peli urticanti, capaci di provocare fastidiose reazioni ogni volta che entrano in contatto con la pelle o con le delicate mucose.
I suoi peli, infatti, rilasciano istamina, la stessa sostanza coinvolta nelle reazioni allergiche del nostro corpo. Il risultato può essere prurito, arrossamenti e irritazioni, ed è questo il motivo per cui è sempre sconsigliato toccare a mani nude questi bruchi o i loro caratteristici nidi di seta bianca.
Un pericolo per gli amici a quattro zampe
La processionaria è particolarmente insidiosa per gli animali domestici, e in modo speciale per i cani. Annusando il terreno o l'erba, un cane può facilmente entrare in contatto con i peli urticanti, con conseguenze che possono diventare molto serie e che richiedono un intervento rapido del veterinario.
Tra i primi segnali di allarme ci sono un'improvvisa e abbondante salivazione e il gonfiore della lingua dell'animale. Proprio per questo, durante le stagioni più a rischio, è importante tenere i cani lontani dalle pinete infestate e sorvegliarli sempre con grande attenzione durante le passeggiate all'aperto.
Un insetto che avanza con il clima
Un tempo la processionaria era considerata soprattutto un problema delle regioni più calde, ma oggi le cose stanno rapidamente cambiando. A causa del riscaldamento globale, questo bruco si sta diffondendo sempre più verso nord e in quota, e tende a uscire dai nidi con largo anticipo, già a partire dal mese di febbraio.
Pur essendo legata soprattutto alle pinete, la specie non disdegna affatto anche querce, faggi, castagni e betulle. La sua costante espansione è così diventata un piccolo ma significativo esempio di come i cambiamenti climatici stiano modificando la vita delle piante e degli animali tutto intorno a noi.
Guardare senza toccare
I bruchi pelosi ci ricordano che in natura la bellezza e il pericolo possono tranquillamente convivere nello stesso piccolo essere vivente. La stragrande maggioranza di essi è del tutto innocua ed è destinata a diventare una splendida farfalla o falena, parte insostituibile dei nostri ecosistemi.
La regola d'oro, quindi, resta semplice, ovvero ammirarli con curiosità ma senza mai toccarli, soprattutto quando non si è certi della specie che si ha davanti. Così potremo apprezzare questi affascinanti animali in tutta sicurezza, lasciandoli liberi di completare il loro straordinario viaggio verso il volo.

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