Appena cala il sole, dai prati si leva un concerto instancabile di frinii e di cri cri. I protagonisti sono cavallette e grilli, insetti minuscoli e quasi invisibili che riempiono le notti italiane. Scopriamo come saltano, come cantano e perché il loro coro sta lentamente diventando più silenzioso.
Chi ha trascorso una sera di fine estate o di inizio autunno in campagna conosce bene quella colonna sonora. Appena cala il sole, dai prati e dai bordi dei sentieri si leva un concerto instancabile, fatto di frinii, di cri cri e di brevi trilli che sembrano non finire mai. I protagonisti di questa musica sono minuscoli e quasi sempre invisibili, eppure riempiono le notti italiane con il loro canto. Sono le cavallette e i grilli, gli infaticabili musicisti dei nostri campi.
Cavallette e grilli, cugini spesso confusi
Cavallette e grilli vengono spesso scambiati l'uno per l'altro, ma appartengono a gruppi distinti all'interno dello stesso grande ordine di insetti, quello degli ortotteri. Il modo più semplice per distinguerli è osservare le antenne. La cavalletta le ha corte e robuste, mentre il grillo le porta lunghe e sottili, spesso più del suo stesso corpo. Cambiano anche i colori e le abitudini, come vedremo, ma il primo segreto è tutto racchiuso in quei piccoli dettagli.
La cavalletta vera e propria ha un corpo allungato e affusolato, tinte che vanno dal verde brillante al marrone terroso e potenti zampe posteriori. Vive attiva soprattutto di giorno, ama il sole ed è erbivora, nutrendosi delle foglie dei prati. Il grillo, al contrario, è più piccolo e tozzo, di colore scuro, ed esce soprattutto di notte, conducendo una vita molto più solitaria e nascosta tra l'erba e le pietre dei muretti.
Campioni del salto
Se c'è una cosa che tutti associano alle cavallette, è la loro straordinaria capacità di saltare. Questi insetti riescono a spiccare balzi lunghi anche venti volte la lunghezza del loro corpo, un risultato che, rapportato a un essere umano, equivarrebbe a superare in un colpo solo la lunghezza di un intero campo da calcio. Nessun muscolo, da solo, potrebbe generare una simile potenza in uno spazio così ridotto.
Il segreto sta in un meccanismo che ricorda quello di una catapulta. Prima del salto la cavalletta contrae lentamente i muscoli della coscia e carica una sorta di molla naturale nascosta nell'esoscheletro. Un minuscolo fermo tiene la zampa piegata finché un segnale nervoso, in una frazione di secondo, lo libera di scatto. L'energia accumulata si scarica in un millesimo di secondo e proietta l'insetto nell'aria con un'accelerazione davvero impressionante.
La musica dei campi

Ma torniamo al canto, la vera firma di questi insetti. Il suono non nasce dalla bocca, bensì dallo sfregamento di parti modificate delle ali o delle zampe, una tecnica che gli studiosi chiamano stridulazione. A cantare sono quasi sempre i maschi, che in questo modo cercano di attirare le femmine e di difendere il proprio territorio dai rivali. Ogni specie possiede il suo ritmo particolare, una firma sonora del tutto inconfondibile.
Il grillo campestre è forse il più celebre di questi cantori, con il suo insistente cri cri fatto di una sola nota ripetuta all'infinito, capace di viaggiare lontano nel silenzio della notte. Le cavallette, al contrario, friniscono soprattutto nelle ore più calde e luminose della giornata. Insieme, questi suoni compongono la vera colonna sonora delle estati e degli autunni italiani, dalla pianura fino alle radure delle colline.
Il Grillo Parlante e le storie di casa nostra
Non stupisce che un insetto dal canto così presente sia entrato profondamente nella cultura italiana. Il più famoso di tutti è senza dubbio il Grillo Parlante, il personaggio nato nel 1883 dalla penna di Carlo Collodi ne Le avventure di Pinocchio. In quelle pagine il grillo diventa la voce della coscienza, il saggio consigliere che il burattino di legno, almeno all'inizio della sua storia, si ostina cocciutamente a non voler ascoltare.
Il grillo, del resto, è da secoli considerato in molte regioni un piccolo portafortuna, tanto che a Firenze si celebra da tempo una tradizionale Festa del Grillo. A differenza della cavalletta, che in gran numero può trasformarsi in una temuta piaga per i raccolti, il grillo non arreca danni ai campi, e proprio per questo è stato guardato con occhio molto più benevolo dai contadini delle generazioni passate.
Piccoli ingranaggi dell'ecosistema
Al di là del folklore, cavallette e grilli svolgono un ruolo prezioso negli equilibri della natura. Nutrendosi di erba e di foglie, trasformano la materia vegetale in preziose proteine, e a loro volta diventano cibo fondamentale per una moltitudine di altri animali. Uccelli, ricci, rane, lucertole e piccoli mammiferi dipendono in buona parte da questi insetti per sopravvivere, soprattutto durante la delicata stagione della riproduzione.
Proprio per questo il progressivo silenzio che molti osservano nelle campagne è un segnale che preoccupa gli studiosi. La perdita dei prati, l'uso massiccio dei pesticidi e un'agricoltura sempre più intensiva stanno riducendo il numero degli insetti in gran parte d'Europa. Dove un tempo il coro era quasi assordante, oggi capita di percepire soltanto poche voci isolate, spia di un mondo naturale che si sta lentamente impoverendo.
Ascoltare il canto dei campi
La prossima volta che vi troverete in campagna in una sera di settembre, provate a fermarvi qualche istante e a chiudere gli occhi. Lasciate che il frinire delle cavallette e il cri cri dei grilli vi avvolga come una musica antica e familiare. Quel suono, che diamo troppo spesso per scontato, è in realtà la prova che intorno a noi c'è ancora una campagna viva, popolata e in buona salute.
Prendersi cura di quel canto significa prendersi cura dei luoghi che lo rendono possibile. Bastano un prato lasciato crescere, un bordo di campo non falciato o una siepe risparmiata dai diserbanti per offrire rifugio a questi piccoli musicisti. In cambio, loro continueranno a regalarci gratuitamente il concerto più autentico delle nostre notti d'estate e delle nostre miti serate d'autunno.

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