Il Made in Italy segna un export record da 643 miliardi e punta ai 700, quarto al mondo per diversificazione. Ma secondo l'indice presentato a Cernobbio gli investimenti esteri calano del 27 per cento e restano irrisolti i nodi di produttivita e competenze.
C'e un motore che continua a spingere l'economia italiana anche nei momenti piu incerti, ed e quello delle esportazioni. Il Made in Italy vola verso traguardi da primato, ma dietro questi numeri si nasconde un paradosso che riguarda la capacita del Paese di attrarre capitali dall'estero.
I dati parlano chiaro. Secondo il Global Attractiveness Index 2026 del gruppo TEHA, presentato al Forum Ambrosetti di Cernobbio, l'export italiano ha toccato il valore record di 643 miliardi di euro, con l'Italia che si colloca al quarto posto al mondo per diversificazione geografica dei propri mercati di sbocco.
Un export da primato
La corsa non si e fermata neppure nel 2026. Nei primi sei mesi dell'anno, secondo i dati di mercato, le esportazioni italiane sono cresciute di circa il 4,2 per cento, trainate da mercati chiave come la Germania e la Francia, mentre le proiezioni indicano un cammino verso la soglia dei 700 miliardi di euro.
Colpisce anche la tenuta sul mercato americano. Sempre secondo l'analisi presentata a Cernobbio, l'export verso gli Stati Uniti e cresciuto di circa il 7 per cento nonostante le barriere tariffarie, a conferma della forza di un tessuto produttivo capace di reggere l'urto anche in un contesto internazionale complicato.
Il paradosso degli investimenti

Eppure, a fronte di questa forza commerciale, emerge una contraddizione evidente. Secondo il medesimo indice, l'Italia occupa il diciassettesimo posto su 146 economie per attrattivita, con un punteggio di 62,1 punti e un miglioramento di cinque posizioni dal 2022, ma i flussi di investimenti esteri diretti sono calati del 27 per cento nel corso del 2025.
In altre parole, il Paese vende con successo i propri prodotti in tutto il mondo, ma fatica ad attirare capitali stranieri che scelgano di insediarsi e investire sul territorio. Un divario che, secondo gli analisti, contrasta nettamente con quanto accade in un'economia paragonabile come quella tedesca.
Lavoro record ma produttivita debole
Sul fronte del lavoro, invece, arriva una buona notizia. Secondo i dati citati a Cernobbio, gli occupati in Italia hanno raggiunto quota 24,3 milioni, un massimo storico. Il quadro cambia pero se si guarda alla produttivita, dove il Paese si colloca soltanto al sessantaduesimo posto al mondo, in netto arretramento.
A pesare c'e anche un problema di competenze sempre piu evidente. Sempre secondo l'analisi, quasi la meta delle figure professionali ricercate dalle imprese risulta introvabile sul mercato del lavoro, un divario che rischia di frenare la crescita proprio nei settori a piu alto valore aggiunto e tecnologico.
I nodi da sciogliere
Le criticita non finiscono qui. L'Italia si colloca al settantaseiesimo posto al mondo per orientamento al futuro, il valore piu basso tra i Paesi del G7, un segnale che pesa quando si tratta di attrarre investimenti di lungo periodo e di pianificare con fiducia lo sviluppo dei prossimi anni.
A completare il quadro ci sono le pressioni sui costi. Tra il 2021 e il 2025 l'inflazione e cresciuta di circa il 16 per cento, mentre i salari sono aumentati meno del 10 per cento, e i costi dell'energia restano un vincolo alla competitivita in un contesto ancora segnato da forti tensioni geopolitiche.
Una forza da consolidare
Nonostante questi ostacoli, il messaggio di fondo resta positivo. La capacita delle imprese italiane di conquistare i mercati internazionali e una risorsa concreta e un motivo di orgoglio, che ha permesso all'economia di resistere anche quando la crescita interna e rimasta debole e a tratti stagnante.
La sfida, adesso, e trasformare questa forza in un vantaggio piu ampio e duraturo. Investire in produttivita, formazione e attrattivita significa evitare che l'export resti un'eccellenza isolata, e permettere invece all'intero sistema economico del Paese di beneficiarne pienamente.
Il 2026 fotografa cosi un'Italia a due velocita, capace di vendere al mondo come pochi altri ma ancora frenata da nodi strutturali irrisolti. Sciogliere quei nodi sara la vera partita dei prossimi anni, per fare del primato commerciale la base di una crescita finalmente solida e condivisa.
Ho imparato molto su Made in Italy qui.
Bello sguardo a fondo su Made in Italy.

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