Secondo l'Osservatorio del Politecnico di Milano, nel 2025 i pagamenti digitali in Italia hanno toccato 518 miliardi di euro, quasi metà dei consumi. Cresce a valanga chi paga con lo smartphone, ma non tutti corrono alla stessa velocità.
Mi capita spesso di parlare con chi lavora di notte, cassieri, fornai, addetti alle pulizie, e da loro imparo molte cose sul modo in cui gira davvero il denaro nelle nostre vite. Una delle più evidenti, negli ultimi tempi, è che il contante si vede sempre meno e che pagare è diventato un gesto rapido, quasi invisibile, fatto con una carta o con il telefono.
Non è solo una mia impressione da bancone, ma un cambiamento misurato e documentato con precisione. I dati dell'Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, pubblicati nel 2026, raccontano di un Paese che corre verso i pagamenti elettronici a una velocità che pochi anni fa sarebbe sembrata francamente impensabile per l'Italia.
Un Paese sempre più cashless
Partiamo dal numero che riassume tutto. Nel 2025 il transato dei pagamenti digitali in Italia ha raggiunto quota 518 miliardi di euro, con una crescita del 7 per cento rispetto all'anno precedente. È una cifra enorme, che dà l'idea di quanto ormai le carte e gli strumenti elettronici siano entrati stabilmente nelle abitudini quotidiane di tutti noi.
C'è però un dato ancora più significativo di questa montagna di miliardi. Sempre nel 2025, il 45 per cento dei consumi degli italiani è stato regolato con strumenti di pagamento elettronici. In pratica, quasi un euro speso su due non passa più per le banconote, ma viaggia su circuiti digitali, silenzioso e istantaneo, da un conto a un altro.
Il contactless è ormai un gesto naturale
Dietro questa crescita c'è soprattutto una tecnologia che abbiamo imparato a usare senza quasi accorgercene: il contactless. Avvicinare la carta al lettore, senza digitare il codice per le piccole spese, è diventato talmente normale che ormai lo facciamo quasi in automatico, tra un caffè e il pane del mattino.
I numeri confermano la sensazione. Nel 2025 i pagamenti contactless hanno raggiunto 323 miliardi di euro, in aumento dell'11 per cento sull'anno prima. Vuol dire che la maggior parte di quanto spendiamo in negozio passa ormai da questo semplice avvicinamento, un gesto minimo che ha cambiato per sempre il ritmo delle nostre casse e delle nostre giornate.
Lo smartphone diventa portafoglio

Se c'è un fenomeno che cresce più di ogni altro, però, è quello dei pagamenti fatti direttamente con lo smartphone o con i dispositivi indossabili come gli orologi intelligenti. Qui la corsa è impressionante, con un balzo del 42 per cento in un solo anno, il tasso di crescita più alto tra tutte le modalità di pagamento digitale oggi disponibili.
Per capirci meglio con le persone, non solo con le percentuali, basta guardare quanti siamo. Si stima che nell'ultimo anno 14 milioni di italiani abbiano pagato almeno una volta con lo smartphone o con un dispositivo indossabile, mentre erano appena 10 milioni l'anno precedente. Quattro milioni di persone in più in dodici mesi, un salto davvero notevole.
Cosa cambia per chi lavora e spende
Per chi come me guarda l'economia dal lato di chi fatica ad arrivare a fine mese, tutto questo ha effetti concreti e non solo tecnologici. Pagare in modo digitale è comodo, veloce e permette di tenere sotto controllo le proprie spese, che restano registrate e consultabili invece di svanire nel mistero delle monete perse in fondo alle tasche.
C'è però anche il rovescio della medaglia, che sarebbe ipocrita ignorare. La facilità di pagare con un tocco può spingere a spendere di più senza rendersene conto, perché quel gesto leggero non ha lo stesso peso psicologico di sfilare banconote sudate dal portafoglio e vederle sparire davvero dalle proprie mani.
Non tutti corrono alla stessa velocità
Sarebbe un errore raccontare solo la parte entusiasmante di questa storia. C'è ancora una fetta importante di popolazione, spesso anziana o meno a suo agio con la tecnologia, che continua a fidarsi soprattutto del contante e che rischia di sentirsi tagliata fuori da un mondo che dà per scontato lo smartphone sempre carico in tasca.
E poi ci sono i piccoli commercianti, per i quali ogni transazione elettronica comporta delle commissioni che, sommate, incidono sui margini già stretti. Il passaggio al digitale, insomma, porta vantaggi evidenti ma va accompagnato con attenzione, perché nessuno resti indietro e perché i costi non finiscano sulle spalle dei soliti noti.
Un cambiamento silenzioso
Quello che mi colpisce di più è la naturalezza con cui tutto questo sta avvenendo, quasi senza che ce ne accorgiamo. Non c'è stato un giorno preciso in cui abbiamo deciso di abbandonare il contante, ma una lenta abitudine che si è insinuata gesto dopo gesto, caffè dopo caffè, fino a diventare la normalità silenziosa delle nostre giornate.
La sfida ora, come ricordano gli stessi esperti, non è più convincere gli italiani a pagare in digitale, ma governare bene questa trasformazione ormai avviata. Perché un Paese senza contanti può essere più comodo e trasparente, ma solo se resta anche giusto e inclusivo per chi, dietro quei numeri enormi, ci lavora e ci vive ogni giorno.
Pezzo davvero utile su cashless.

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