Lo spread tra BTP e Bund è sceso attorno ai 60 punti base, ai minimi dal 2008, mentre le agenzie hanno promosso il rating italiano. Analizziamo i numeri, le ragioni del miglioramento e le sfide ancora aperte.
Nel mondo della finanza esistono numeri che, pur sembrando astratti a prima vista, raccontano molto bene lo stato di salute di un intero Paese. Uno di questi, per l'Italia, è da sempre lo spread. Per anni questa parola ha portato con sé una certa dose di ansia, ma negli ultimi tempi la musica sembra essere davvero cambiata in meglio.
In questo articolo proveremo a ricostruire con calma come si è arrivati alla situazione attuale dei nostri conti. Vedremo dove si trova oggi lo spread, quali giudizi hanno espresso le agenzie di rating e quali sono le ragioni di fondo di questo miglioramento. Senza dimenticare, alla fine, le sfide che ancora restano ben aperte sul tavolo.
Lo spread ai minimi dal 2008

Partiamo dal dato che più di ogni altro ha attirato l'attenzione degli osservatori dei mercati. Secondo le informazioni disponibili, all'inizio del 2026 lo spread tra i BTP italiani e i Bund tedeschi è sceso fino a circa 59 punti base, per poi stabilizzarsi attorno a quota 60, un livello che pochi avrebbero immaginato soltanto poco tempo prima.
Per capire davvero la portata di questo risultato conviene fare un rapido confronto con il recente passato. Secondo le informazioni disponibili, si tratta di appena la metà dei circa 120 punti toccati nell'aprile del 2025, oltre che del valore più compresso dal lontano 2008, un vero e proprio segnale di ritrovata fiducia da parte degli investitori.
La pioggia di promozioni delle agenzie
Il calo dello spread non è arrivato affatto da solo, ma si è accompagnato a una vera serie di giudizi positivi. Secondo le informazioni disponibili, nell'aprile del 2025 l'agenzia S&P ha alzato il rating dell'Italia a BBB+ dal precedente BBB, accompagnando la propria decisione con un outlook che è stato descritto come stabile.
A quella prima mossa ne sono seguite rapidamente altre nel giro di pochi mesi soltanto. Secondo le informazioni disponibili, a maggio del 2025 Moody's ha confermato il Baa3 migliorando però l'outlook da stabile a positivo, mentre a settembre Fitch ha portato il giudizio a BBB+ e a ottobre DBRS ha promosso l'Italia fino ad A, sia pure nella fascia più bassa.
Che cosa dice davvero il rating
A questo punto è del tutto lecito chiedersi che cosa rappresentino concretamente tutte queste sigle per il comune cittadino. In termini semplici, il rating è il voto con cui le agenzie esprimono un giudizio sulla capacità di uno Stato di ripagare i propri debiti, influenzando così la fiducia degli investitori di tutto il mondo.
Un voto più alto, dunque, non è soltanto una questione di prestigio o di immagine per il Paese. Secondo le informazioni disponibili, un giudizio migliore tende a rendere più semplice e meno costoso il collocamento dei titoli di Stato, con effetti che finiscono per riflettersi sull'intera economia nazionale nel suo complesso.
Le ragioni del cambio di rotta
Viene naturale a questo punto domandarsi quali siano i motivi profondi dietro questo evidente cambio di passo. Secondo le informazioni disponibili, il miglioramento è stato reso possibile dai segnali di una crescita economica ritenuta stabile, unita a una particolare attenzione del governo verso il contenimento del debito pubblico.
Accanto a questi elementi ne va poi ricordato almeno un altro, altrettanto importante agli occhi dei mercati. Secondo le informazioni disponibili, ha giocato un ruolo di sicuro rilievo anche il rispetto delle regole di bilancio europee, un fattore che contribuisce a rafforzare la percezione di serietà e di affidabilità del Paese visto dall'estero.
Risparmi da miliardi
Tutto questo, come è piuttosto facile intuire, non ha soltanto un valore simbolico ma anche conseguenze molto concrete. Secondo le informazioni disponibili, uno spread più contenuto si traduce in risparmi dell'ordine dei miliardi per le casse dello Stato, che di fatto spende meno interessi per finanziare il proprio debito pubblico.
Questi risparmi, a loro volta, non restano confinati soltanto ai freddi conti pubblici del bilancio statale. Un minor costo del debito, infatti, libera potenzialmente risorse che possono essere destinate ad altro, e contribuisce a creare un clima complessivo di maggiore serenità per le famiglie e le imprese del nostro Paese.
Le sfide che restano aperte
Sarebbe però un errore piuttosto grave lasciarsi andare a un entusiasmo del tutto privo di prudenza di fronte a questi risultati. Secondo le informazioni disponibili, resta infatti sul tavolo un nodo tutt'altro che secondario, ovvero la debolezza strutturale della crescita economica italiana, che continua a rappresentare una questione davvero centrale.
Nonostante ciò, la direzione intrapresa nel corso degli ultimi tempi appare senza alcun dubbio incoraggiante per il futuro. Secondo le informazioni disponibili, l'outlook positivo assegnato da S&P apre addirittura la strada a una possibile ulteriore promozione. La vera sfida, adesso, sarà trasformare questa fiducia ritrovata in una crescita solida e duratura nel tempo.
Buon contesto su Bund.
La penso uguale.
Assolutamente.