Poco più di un secolo fa gran parte delle montagne italiane era spoglia e coltivata. Oggi le foreste hanno riconquistato quelle terre, superando per la prima volta dal Medioevo i campi agricoli. E con loro sono tornati lupi, cervi e cinghiali. Ecco la storia di una straordinaria rinascita.
Poco più di un secolo fa, gran parte delle montagne e delle colline italiane era spoglia, coltivata fino alle pendici più ripide oppure dedicata al pascolo. Oggi lo scenario è profondamente cambiato: i boschi hanno riconquistato quelle terre, e insieme a loro è tornata a vivere anche la grande natura selvaggia.
Un paese sempre più verde
L'Italia è oggi molto più verde di quanto lo fosse un tempo. Le foreste si sono espanse a tal punto da coprire ormai oltre un terzo dell'intero territorio nazionale, superando per la prima volta dai tempi del Medioevo la superficie occupata dai campi coltivati.
Si tratta di una trasformazione silenziosa ma davvero straordinaria, che pone il nostro paese tra i grandi protagonisti europei di questo ritorno del verde. Bosco dopo bosco, alberi e sottobosco hanno lentamente ripreso possesso di vaste aree un tempo modellate dall'uomo.
L'abbandono che ha fatto rinascere i boschi

La ragione principale di questo cambiamento ha un nome ben preciso: l'abbandono delle campagne. A partire dalla metà del secolo scorso, milioni di persone hanno lasciato i piccoli borghi di montagna e collina per trasferirsi nelle città in cerca di lavoro e di una vita più comoda.
Con la partenza dei contadini, i campi terrazzati e i pascoli sui pendii sono stati via via abbandonati. In pochi decenni, senza più l'intervento dell'uomo, la natura ha ripreso il sopravvento e la foresta è ricresciuta da sola, in modo spontaneo, su centinaia di migliaia di ettari.
Il ritorno dei grandi animali
La ricomparsa dei boschi ha avuto una conseguenza tanto affascinante quanto inaspettata: il ritorno dei grandi animali selvatici. Là dove un tempo c'erano soltanto prati e coltivi, oggi si aggirano di nuovo cervi, caprioli, cinghiali e molti altri abitanti tipici della foresta.
Queste creature hanno trovato negli ampi boschi ritrovati un rifugio sicuro, ricco di cibo e di riparo. Habitat sempre più vasti e collegati tra loro hanno permesso alle loro popolazioni di crescere e di riconquistare territori dai quali erano scomparse ormai da moltissimo tempo.
Il lupo, simbolo del ritorno
Fra tutti questi animali, nessuno racconta questa rinascita meglio del lupo. Ridotto a pochissimi esemplari a metà del Novecento e ormai sull'orlo della scomparsa, questo predatore è oggi tornato a popolare quasi tutta la penisola, dalle Alpi fino all'estremo sud del paese.
Si stima che in Italia vivano ormai migliaia di lupi, un numero che sarebbe stato impensabile solo qualche decennio fa. Anche l'orso, pur restando molto più raro e fragile, sta lentamente aumentando e allargando i territori in cui è possibile incontrarlo, soprattutto nell'Appennino centrale.
Non solo buone notizie
Questo grande ritorno della natura, però, non porta con sé soltanto meraviglia e stupore. La convivenza tra la fauna selvatica e le comunità umane può infatti generare anche qualche difficoltà, che va affrontata con attenzione e con molto buon senso da parte di tutti.
I cinghiali, per esempio, si spingono sempre più spesso fin dentro i paesi e i campi coltivati, mentre la presenza del lupo desta preoccupazione tra gli allevatori. Gestire con equilibrio questa nuova convivenza è una delle sfide più importanti per il futuro dei nostri territori.
Una ricchezza da custodire
Nonostante le difficoltà, il ritorno dei boschi e dei loro abitanti rappresenta una delle più belle storie ambientali del nostro tempo. È la prova che, quando le viene concesso lo spazio necessario, la natura possiede una straordinaria capacità di guarire e di rigenerarsi da sé.
Il compito che ci attende ora è imparare a condividere di nuovo il territorio con questa natura ritrovata, conoscendola e rispettandola profondamente. Custodire queste foreste rinate e i loro affascinanti abitanti è un dono prezioso da tramandare alle generazioni future.

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